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- Il vino della settimana:
Sassella riserva Rocce Rosse
- Il libro della settimana: L'Italia del cioccolato
- L’edicola enologica
- Notizie dal mondo del vino
- L'appuntamento della settimana: come si vende un olio DOP
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Il vino della settimana
Voglio aprire un
anno di segnalazioni di ottimi vini da bere con un vino,
di prossima uscita, proposto da un produttore che, purtroppo,
ci ha lasciato poco prima di Natale, Arturo Pelizzatti
Perego, proprietario dell’omonima azienda vinicola, (meglio
conosciuta con la sigla Ar.Pe.Pe), di Montagna di Valtellina.
Personaggio straordinario, galantuomo d’antico stampo,
autentico vigneron, genuino interprete del Nebbiolo di
montagna, Pelizzatti Perego ha impersonato la migliore
e più fedele identita’ dei vini valtellinesi, difendendo
il carattere unico, la capacita’ di durare ed evolvere
splendidamente nel tempo dei vini della sua amatissima
Valle.
Accanto ai Sassella Vigna Regina e Stella Retica, al Nebbiolo
Ultimi raggi, al Grumello Rocca De Piro, il suo vino simbolo
e’ stato sicuramente il Sassella riserva Rocce Rosse,
un Sassella riserva, da uve Chiavennasca (Nebbiolo) cui
viene aggiunto un 5% di Brugnola e Pinot nero, ottenuto
con una macerazione lunga e un lungo, paziente affinamento
di anni in grandi botti di castagno (ebbene si’), seguito
da un riposo di alcuni anni in bottiglia. Un vino per
<enostalgici> refrattari alle mode, che regala le
stesse emozioni che ci sanno dare solo un grande Barolo,
di quelli veri (Giacomo Conterno, Bartolo e Giuseppe Mascarello,
Cappellano, Bruno Giacosa, Beppe Rinaldi, Cavallotto,
Aldo Conterno, Comm. G.B. Burlotto), oppure un grande
Bourgogne.
Color rubino granato con una leggera vena aranciata appena
accennata, splendente, vivo, fluido e sbarazzino nel bicchiere,
sciorina una sinfonia aromatica composta da profumi eterei,
lampone, ribes, amaretto, sottobosco, prugna sotto spirito,
liquirizia, anice stellato, noce moscata, chiodi di garofano,
accenni cuoiosi, selvatici, di sottobosco, che formano
un insieme elegantissimo, suadente, tenuto vivo e freschissimo
dalla mineralità (grafite e granito) espressione fedele
del terroir, non casualmente il vino si chiama Rocce rosse,
dove è situato il vigneto. Abbinato ad un piatto di selvaggina
e cacciagione, ad una grande carne rossa, o, come ho fatto
io, ad un Bitto 2003 e 2000 da inchinarsi, scelto da quel
gran selezionatore che e’ Fabrizio Innocenti ad Ardenno,
(vedi: http://www.cantineinnocenti.com/ ),
il Rocce Rosse 1996 mi ha regalato tutta la sua poesia,
il suo velluto, con un attacco preciso in bocca, nitido
e caldo, ma vivo, che si allarga ampio accarezzando letteralmente
la cavita’ orale ed il palato, sciorinando la dolcezza
succosa del lampone e del ribes, il sostegno preciso,
mai rigido, ma solido e consistente, dei tannini del Nebbiolo,
la sapidita’, la freschezza, l’incisivita’, il perfetto
equilibrio, il nerbo, la piacevolezza assoluta di un’uva
che sulle terrazze scoscese di Valtellina e nelle cantine
degli uomini di gusto, e di grande intelligenza, scopre
interamente la propria natura, si concede pienamente e
si svela, raccontando il proprio mistero, la sua leggenda.
Azienda Agricola Arturo Pelizzatti Perego AR.PE.PE Via
Buon Consiglio, 4 23100 Sondrio Tel e Fax 0342.21.41.20
E-mail: ar_pe_pe@tin.it |
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