Carducci,
che era un bevitore di vino, fu gabbato verso la fine del secolo XIX da
alcuni birbanti: in un’osteria gli fu fatto credere che stesse bevendo
una bottiglia di Valtellina del 1848, di circa 40 anni. Il poeta,
fortemente impressionato da tale vino, ne scrisse un’ode.
Abbiamo già scritto, non molti giorni fa, dei vini di ARPEPE. Ebbene, non abbiamo la presunzione di distinguere con certezza un’annata da un’altra, ma forse non incappiamo nemmeno nel grossolano errore di confondere una bottiglia di pochi anni di vita con un’altra ultra quarantenne.
Comunque sia, non è questo l’oggetto dell’articolo.
Il rosso di Valtellina di ARPEPE è “quanto di meglio una denominazione di ricaduta possa esprimere”. Così abbiamo scritto. E forse abbiamo sbagliato perché risentito con calma e forse bevuto alla cieca lo si potrebbe confondere con un Valtellina Superiore, potrebbe apparire un vino dal costo nettamente superiore ai 10 euro con cui lo si comprerebbe in enoteca.
Il rosso di Valtellina 2004 di ARPEPE è un nebbiolo (pardon: chiavennasca) di razza, frutto dell’assemblaggio di uve provenienti dalle aree di Sassella e Grumello. Acciaio, un po’ di botte grande e bottiglia. Dov’è il miracolo? Nell’assemblaggio? Nella pazienza? Nella mano leggera degli interpreti?
Un vino dal colore granata limpido che in sequenza sfodera sentori di liquirizia, con un vago ricordo di amarena sotto spirito, sottobosco, cuoio, per poi aprirsi su ginepro e erbe aromatiche, giustamente caldo ma mai sopra le righe, ottimo compagno del pasto. Anche al palato non ha niente del fratello minore: armonico, aggraziato, complesso quanto basta e soprattutto dotato di quella qualità che ogni vino dovrebbe avere: si fa bere con semplicità e piacere. Quanti anni può reggere una bottiglia che già ora ne ha quasi 5? Non lo sappiamo e non ci poniamo il problema perché un vino così lo si beve subito, non si aspetta, sebbene la tentazione della prova del tempo ci sia eccome, vista la qualità. Tuttavia il godimento è un accidente da afferrare subito. Per la felicità, beh, per quella si può anche attendere (magari con un Vigna Regina da dimenticare in cantina).
L.M.



