mercoledì 7 marzo 2007
Isabella Pelizzatti Perego lascia il segno da "Uve e Forme" con i suoi splendidi vini
Ci
sono eventi che chiunque sia profondamente appassionato di vino non può
perdere assolutamente. Sfortuna vuole che la degustazione del Valtellina Superiore Riserva 1964 di Arturo Pelizzatti Perego non possa essere accessibile a tutti, certamente per i posti limitati dell'enoteca bistrot Uve e Forme
di via Padova 6 a Roma, ma soprattutto perché, come potete immaginare,
il numero di bottiglie disponibili di una sì grande annata è davvero
esiguo.
Dovrete quindi accontentarvi (e fidarvi) di quanto io vi
riporto dell'esperienza vissuta lunedì sera in compagnia della
deliziosa figlia di Arturo, Isabella.
La serata era divisa in due parti, la prima dedicata esclusivamente alla degustazione della riserva 1964 e del Valtellina Superiore Sassella Rocce Rosse 1984 e 1990; nella seconda parte altri tre vini di casa Ar.Pe.Pe. (è il nome che la cantina porta proprio dal 1984), Rosso della Valtellina 2003, Grumello Rocca de Piro 2000 e Valtellina Superiore Sassella Rocce Rosse 1996 hanno
accompagnato il menu che comprendeva i seguenti piatti: tartare di
bresaola di cavallo, gnocchetti di grano saraceno con Bitto e verza,
quaglia ripiena di porcini, arance candite e noci, panettone
valtellinese.
Per me è stata una bellissima esperienza, per numerose ragioni,
prima fra tutte quella di aver condiviso la stessa tavola con
Isabella e i due bravi e simpatici sommelier A.I.S. Monica Coluccia e Armando Castagno, che tra le loro numerose attività vantano la collaborazione alla Guida Duemilavini.
Quando Sabrina ci ha versato il primo vino, eravamo tutti molto
emozionati, Isabella più degli altri, timorosa che la differenza di
altitudine e temperatura potesse incidere negativamente sul fragile
equilibrio di un vino di ben 43 anni! In effetti il liquido si era
leggermente intorbidito, cosa che non era avvenuta con altre bottiglie
aperte in azienda, ma ciononostante manteneva una bella vivacità
di colore; il bouquet era ovviamente improntato su aromi terziari, in
continua trasformazione, così er molto divertente cogliere sentori di
ciliegia sotto spirito insieme a note di ruggine, cuoio, cenere,
goudron, pietra focaia, polvere da sparo, mentre al palato stupiva per
la presenza ancora evidente di freschezza che evidenziava toni quasi
agrumati, frutto probabilmente della presenza di acido malico residuo
(a quel tempo Pelizzatti non eseguiva "scientificamente" la
fermentazione malolattica, se avveniva era per ragioni naturali ma
poteva facilmente interrompersi). Un vino che ha iniziato probabilmente
la sua fase discendente, ma ancora in grado di offrire grandi emozioni
e suggestioni.
Il secondo vino, il Rocce Rosse 1984, che avevo già degustato in azienda l'anno passato e di cui vi ho parlato qui,
si è presentato in splendida forma ma per certi aspetti assai diverso
(ennesimo esempio di quanto il vino sia vivo e, quando è grande, in
continua trasformazione), non era presente (a nulla è valso far passare
quasi due ore nel calice) ad esempio quella bellissima nota di miele
che sembrava quasi un marchio di riconoscibilità della maggior
parte dei vini degustati in azienda, mentre la componente floreale
appariva molto più spiccata e ricca di fascino, poi le note si sono
spostate su sfumature di foglie secche, funghi, mallo di noce, ginepro,
tanta mineralità e un guizzo improvviso, colto successivamente, di
ciliegia candita. Anche questo vino presentava una bella vena agrumata
al gusto, oltre ad un frutto vellutato, richiami al cuoio, una bella
sfumatura sapida e una persistenza non indifferente.
Il Rocce Rosse 1990, infine, ci ha fatto subito
intendere la forza di questa grande annata, che non si concede subito
ma ha una progressione che lascia intuire quale incredibile
potenzialità evolutiva lo attende. Quantomeno stravagante la nota di
chinotto iniziale, che poco a poco si è spostata verso il pompelmo,
mentre dopo l'assaggio emergeva una nota di carne cruda di grande
suggestione. Un grande vino che si è esaurito velocemente nel bicchiere.
Degli altri tre vini, avendoli assaggiati in compagnia delle ottime
pietanze proposte da Sabrina e Pietro, non posso esprimermi
"tecnicamente", ma vi assicuro che erano uno più buono dell'altro, in
particolare abbiamo tutti aprrezzato la grande bevibilità e i profumi
pulitissimi del Grumello Rocca de Piro 2000, uno di
quei vini che vorresti avere sempre pronto in cantina per le occasioni
conviviali. Il Rocce Rosse 1996 conferma le straordinarie doti di
questo vino ottenuto dai vigneti pregiati della storica sottozona
Sassella, oggi meno delineato della precedente annata, ma da seguire
con estrema attenzione perché ce ne farà vedere delle belle! Ovviamente
per gli interessati, i vini di Ar.Pe.Pe. si possono acquistare presso
l'enoteca "Uve e Forme", via Padova 6/8 Roma, tel. 










06/44236801
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