4 February 2008
La mia Valtellina per immagini

Sono partito da Verona il giorno dopo aver degustato la bellezza di settanta Amarone, di cui ho parlato in questo articolo.
Era domenica 27 gennaio, tempo non proprio indimenticabile, pioggia a
tratti, comunque cielo coperto, poi foschia, insomma tempo non ideale
per foto luminose e contrastate, ma tant'è, non si può sempre scegliere
e bisogna adattarsi alla situazione.

Così ogni tanto, mentre mi dirigevo a Sondrio, nel cuore della Valtellina, dove gli amici Isabella ed Emanuele Pelizzatti Perego
mi attendevano, mi sono fermato, ho accostato la macchina dove era
possibile e ho scattato qualche foto alle montagne che si stagliavano
fra il lago d'Iseo e la Val Trompia.

Certo
di neve ce n'era assai poca, ma le montagne hanno sempre un grande
fascino, perciò non mi sono preoccupato più di tanto di trovarle poco
imbiancate.

E
man mano che mi avvicinavo al passo dell'Aprica, che tocca i 1.200
metri e dal quale si scende poi in Valtellina, sono rimasto stupito di
come la temperatura, invece di abbassarsi, si alzava, almeno rispetto a
Verona.

Già,
perché a Verona c'erano 6 gradi alle 10 di mattina, mentre sul passo ne
segnava 13! Per forza che la neve si stava sciogliendo...

Però,
nella conca che si forma fra le catene montuose, dove capita di
incontrare piccoli agglomerati di case, la neve c'è ancora, forse
grazie ad un vento tutto sommato piuttosto freddo.

E'
strano come in queste situazioni la solitudine assuma un aspetto
gratificante, almeno per quanto mi riguarda. Come se la presenza di
altri esseri umani diventasse elemento di disturbo, distogliesse
l'attenzione da un paesaggio così tranquillo e perfettamente integrato
nell'ambiente naturale.

Arrivato a Sondrio, prima di entrare non ho potuto fare a meno di fotografare la facciata della cantina AR.PE.PE., con le vigne posizionate al di sopra che già danno l'idea della pendenza estrema.

Isabella
ed Emanuele mi hanno subito accolto con affetto e una contentezza che
quasi mi spiazzava, come se ci conoscessimo da sempre. La cantina ha
subito alcune modifiche e ci tenevano a farmele vedere, così ho colto
l'occasione per immortalarli davanti alla roccia che hanno volutamente
lasciato all'interno della cantina per ricordare ai visitatori dove è
stata costruita.

Non
credevo che potesse essere così emozionante andare in giro per le
vigne, non che non lo abbia mai fatto, ma qui in Sassella, una delle
cinque sottozone della Docg Valtellina Superiore, la sensazione è del
tutto particolare. Si respira l'aria della montagna, siamo sotto le
Alpi Retiche, queste vigne terrazzate, spesso su pendii davvero ripidi,
fanno veramente impressione e ti lasciano intuire quanta fatica e
lavoro ci sia dietro per poter produrre vini di qualità. Di certo non
puoi soffire di vertigini...

Credo
che senza di lui, il ragno, questo trattore capace di adeguarsi
perfettamente alle pendenze del terreno, molte vigne sarebbero state
tragicamente abbandonate.

Ecco, osservate questo vigneto e quella roccia in alto, rossa. Bene, è qui che nasce il mitico Valtellina Superiore Sassella Rocce Rosse; i profumi e sapori che trovate nel calice provengono da qui, dove il nebbiolo vive perfettamente a suo agio.

Il
lavoro è praticamente continuo, anche d'inverno, ci sono molti vigneti
abbandonati, alcuni dei quali vengono fortunatamente ricuperati, si
piantano nuovi cloni ma anche biotipi ottenuti dalle piante originarie,
si modifica il sistema di allevamento, un po' alla volta, cercando di
razionalizzarlo e portarlo al Guyot, un sistema ideale per la qualità
ma anche più facile da seguire, dove i grappoli sono in qualche modo
ordinati e regolari, lungo il tralcio che viene disteso
orizzontalmente.

Ecco
la differenza, questo è un vecchio vigneto, con le piante cresciute a
dismisura, attorcigliate, immaginate quanto possa essere difficile
avere una copertura fogliare regolare e dei grappoli ben esposti
affinché maturino bene e non prendano muffe o malattie.

Basta
girarsi un attimo ed ecco che in un sol colpo possiamo osservare a
sinistra il comune di Montagna, alle sue spalle si intravede
l'Adamello, poi tutta la sequenza delle Alpi Orobie, mentre in basso a
destra, nella valle, la periferia di Sondrio.

Un
altro supporto fondamentale alla viticoltura delle terrazze retiche,
senza questa teleferica sarebbe davvero duro portare a valle le uve e i
materiali con cui lavorare le vigne.

Mi sposto nella zona dove lavora Giorgio Gianatti,
siamo nel comune di Montagna, a ridosso del bellissimo Castello di
Grumello (si vede in lontananza), che dà il nome alla sottozona.

Quello
a sinistra è l'ingresso alla sua piccola ma funzionale cantina, poche
cose ma essenziali, lo spazio è quello che è. Quello che conta è fare
il vino che si vuole con tutta la passione possibile, e su queste terre
così difficili se non ci fosse la passione...Giorgo produce il Valtellina Superiore Grumello.

Qui siamo vicino al comune di Ponte in Valtellina, dove risiede la recente cantina Dirupi,
di Pierpaolo Di Franco, detto "Birba" e Davide Fasolini, alto, magro,
biondo mesciato e rocchettaro nell'aspetto, che non poteva che essere
soprannominato "Faso".

Giovani
con grandi aspirazioni, Birba e Faso hanno investito praticamente tutto
nel loro sogno; la cantina si trova alle spalle della cinquecentesca
chiesa della Madonna di Campagna, questo è il cortile d'ingresso.

All'interno
ci sono tonneaux e barriques, la maggior parte delle quali non nuove,
volutamente per evitare eccessi di tostatura nel vino, ma hanno anche
una botte di rovere di Allier non tostato da 21 ettolitri. Attualmente
hanno tre ettari di vigna già in funzione (la prima annata è del 2004),
situati parte in Grumello e parte nella sottozona Inferno, ai quali si
aggiungerà a breve un altro mezzo ettaro. Il loro vino, proprio perché
proveniente da sottozone diverse, si chiama semplicemente Valtellina
Superiore. Stanno lavorando anche per ottenere uno Sforzato o un
passito da vendemmia tardiva, secondo l'andamento delle diverse annate.

Ed ecco "Birba", Pierpaolo, origini sarde, caparbio e volitivo, ha intenzioni molto serie, avete forse dubbi?

La
mattina di martedì, ospite in casa di Isabella, ho aperto la finestra e
non ho potuto fare a meno di immortalare questa veduta, un piccolo
scorcio fra le case di Sondrio.

Giornata nuova, azienda nuova. Siamo nella cantina di Le Strie,
una piccola ma eccellente azienda fondata da Stefano Vincentini e Paolo
Culatti con le rispettive mogli Luciana e Marisa. Solo un ettaro di
vigna diviso fra Sassella e Valgella, da cui nasce il Valtellina Superiore.
Con l'annata 2004 hanno ottenuto 3.100 bottiglie. Anche loro sono in
crescita, per ora acquistano 20 quintali d'uva selezionati e presto
raggiungeranno le 6.000 bottiglie prodotte.

Stefano Vincentini mentre mostra come si predispone la pianta per l'allevamento a Guyot.

Ci spostiamo in via Valeriana, 10 a Sondrio, da Bruno Leusciatti,
che prosegue il lavoro iniziato dal nonno Guglielmo. La prima annata
imbottigliata di Valtellina Superiore Sassella risale al 1977.
Bellissime queste botti di castagno, non vi pare?

Inizialmente
l'azienda si occupava anche di allevamento di bovini, pratica ormai
abbandonata da Bruno una volta deceduto papà Gerardo, per concentrarsi
sui 3 ettari di vigna tutti nella Sassella. Pensate che l'annata 2004
del suo Valtellina Superiore Sassella "Del Negus", attualmente in commercio viene venduta ai visitatori a soli 5 euro la bottiglia! C'e da farci un pensierino no?

Ultima visita da Renato Motalli, a S.Giacomo di Teglio. Queste botti hanno più di cento anni! Renato produce ben quattro vini: Valtellina Superiore Valgella, Valtellina Superiore Le Urscele, Sforzato di Valtellina e un piacevolissimo Chiavennasca (è il nome del nebbiolo in Valtellina) Rosato.

Una serie di brente in plastica accatastate nella cantina, con cui viene trasportata a spalla l'uva.

Queste
tre botticelle in castagno rappresentano un vero e proprio cimelio, del
quale Renato dovrà purtroppo sbarazzarsi perché la cantina è piccola e
lo spazio fondamentale. Peccato perché sono deliziose.

Un vigneto dove Renato ha appena rimpiazzato i pali di sostegno delle viti.

E questo è Renato Motalli in persona, un vero vignaiolo, di poche parole ma con orgoglio da vendere.
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