Fa'
il vino buono e mettilo da parte: le riserve di Arturo Pelizzatti
Perego
Ancora
nebbiolo, ma ci spostiamo in Valtellina. La famiglia Pelizzatti Perego,
rappresentata dalla giovane e brillante Isabella, venuta apposta fino
a Torino per presentare i suoi vini, è ormai alla quinta generazione
di vignaioli. 9 ha di terreno, spesso riportato dal fondovale sui
muretti a secco strappati al pendio della montagna. I tre quarti delle
vigne sono nella zona del Sassella (lo erano già quando "sottozona"
era una parola sconosciuta). La coltivazione è tutta manuale (1200
ore/ha all’anno in media…), e naturalmente si produce
chiavennasca (dal dialettale ciù + vinascia, ci spiega Isabella:
vale a dire, "più adatta a essere trasformata in vino"). Fin qui,
però, Ar.Pe.Pe. potrebbe non essere considerata un'eccezione. Ma la
filosofia produttiva, quella sì che è davvero particolare. Tradizionale
al punto da rinunciare alla pratica dell'appassimento e alla produzione
dello sforzato, perché l'idea famigliare è che il nebbiolo di Valtellina
si esalti piuttosto con le grandi riserve, nate da lunghe (anche lunghissime)
permanenze in legno. Dal 1860, Pelizzatti Perego ha un'idea fissa:
creare vini fatti per viaggiare nel tempo. Che poi vuol dire: 20-25
giorni di macerazione sotto i 30°, 6-12 mesi in acciaio e cemento,
poi 4 anni in legno di castagno, e ancora un anno in bottiglia. Risultato:
il Sassella 1996 è stato commercializzato solo a inizio 2006. Lo confessiamo:
il risultato di tanta cura ha sorpreso il pubblico dei degustatori,
pur avvezzi alle sottigliezze del nebbiolo. E ha sorpeso anche noi:
probabilmente il vino migliore della serata.
Valtellina
superiore Sassella Rocce Rosse riserva 1996 (nebbiolo 95%,
brugnola e pinot nero 5%), 12,5% - È aranciato e luminoso, austero
di antica nobiltà, di cuoio e pelliccia prima, poi evoluto nella dolcezza
del piccolo frutto rosso in maraschino; sotto la coltre di etericità
c'è complessità di spezia, scorza d'arancia, goudron. Una tavolozza
di toni caldi, armonica. In bocca l'eleganza è il risultato dell'equilibratissimo
connubio fra un'acidità nervosa, una misurata trama strutturale (tannini
esemplari) e la persistente levigatezza del finale. Complesso, eccellente,
appaga in ogni fase della degustazione.
Gabriella Buscaglino
e Roberto Marro
|