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AIS delegazione di Torino - I volti della tradizione III

11 ottobre 2006, sede AIS Torino, interno notte: terza serata dedicata al viaggio nella tradizione enologica intrapreso nella scorsa primavera. Sulla scena, anche questa volta, 6 produttori, 6 filosofie produttive, 6 modi d’intendere il vino e la sua arte. E, naturalmente, una dozzina di vini da degustare, per connettere subito pensiero, parole e opere. Per scoprire che dietro la parola "tradizione" c'è una galassia di punti di vista, di storie, di ricchezze da esplorare.

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Fa' il vino buono e mettilo da parte: le riserve di Arturo Pelizzatti Perego
Ancora nebbiolo, ma ci spostiamo in Valtellina. La famiglia Pelizzatti Perego, rappresentata dalla giovane e brillante Isabella, venuta apposta fino a Torino per presentare i suoi vini, è ormai alla quinta generazione di vignaioli. 9 ha di terreno, spesso riportato dal fondovale sui muretti a secco strappati al pendio della montagna. I tre quarti delle vigne sono nella zona del Sassella (lo erano già quando "sottozona" era una parola sconosciuta). La coltivazione è tutta manuale (1200 ore/ha all’anno in media…), e naturalmente si produce chiavennasca (dal dialettale ciù + vinascia, ci spiega Isabella: vale a dire, "più adatta a essere trasformata in vino"). Fin qui, però, Ar.Pe.Pe. potrebbe non essere considerata un'eccezione. Ma la filosofia produttiva, quella sì che è davvero particolare. Tradizionale al punto da rinunciare alla pratica dell'appassimento e alla produzione dello sforzato, perché l'idea famigliare è che il nebbiolo di Valtellina si esalti piuttosto con le grandi riserve, nate da lunghe (anche lunghissime) permanenze in legno. Dal 1860, Pelizzatti Perego ha un'idea fissa: creare vini fatti per viaggiare nel tempo. Che poi vuol dire: 20-25 giorni di macerazione sotto i 30°, 6-12 mesi in acciaio e cemento, poi 4 anni in legno di castagno, e ancora un anno in bottiglia. Risultato: il Sassella 1996 è stato commercializzato solo a inizio 2006. Lo confessiamo: il risultato di tanta cura ha sorpreso il pubblico dei degustatori, pur avvezzi alle sottigliezze del nebbiolo. E ha sorpeso anche noi: probabilmente il vino migliore della serata.

Valtellina superiore Sassella Rocce Rosse riserva 1996 (nebbiolo 95%, brugnola e pinot nero 5%), 12,5% - È aranciato e luminoso, austero di antica nobiltà, di cuoio e pelliccia prima, poi evoluto nella dolcezza del piccolo frutto rosso in maraschino; sotto la coltre di etericità c'è complessità di spezia, scorza d'arancia, goudron. Una tavolozza di toni caldi, armonica. In bocca l'eleganza è il risultato dell'equilibratissimo connubio fra un'acidità nervosa, una misurata trama strutturale (tannini esemplari) e la persistente levigatezza del finale. Complesso, eccellente, appaga in ogni fase della degustazione.

Gabriella Buscaglino e Roberto Marro

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