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"Voltolina, valle circundata d’alti e terribili monti, fa vini potenti assai”, scriveva Leonardo da Vinci nel suo Codice Atlantico. Sospesa fra Lombardia e Centro Europa, la Valtellina è la più settentrionale tra le valli alpine, millenaria strada del vino e antica via, che mise in comunicazione, attraverso i suoi passi in quota, popoli, eserciti e religioni. La Valtellina è un mondo nuovo da scoprire, nel quale si affiancano affascinanti opere d’arte, testimonianze storiche dei millenni, ad un ricchissimo giacimento enogastronomico, che nei secoli ha determinato addirittura il disegno attuale del paesaggio. Ma Valtellina è soprattutto sinonimo di civiltà del vino. Lo dimostrano le migliaia di pietre poste l’una sopra all’altra che costituiscono i muretti di sostegno ai vigneti che ricoprono la costiera soleggiata della valle e che rappresentano l’area vitata terrazzata più estesa in Italia.

Viticoltori eroici
Quante volte per andare a sciare in località di montagna della Valtellina, come Bormio o Livigno, avete fatto caso ai vigneti allineati lungo la costiera a sinistra dell’Adda? Se non lo avete fatto vi siete persi uno dei panorami più suggestivi del mondo. Lasciato il lago di Como, dopo Colico e Morbegno, sulla costa soleggiata, che va da Ardenno a Tirano, per oltre 42 chilometri, corre la grande muraglia dei vigneti di Valtellina. Così è stata definita, perché sembra che per costruire tutti i muretti di sostegno ai vigneti, siano stati utilizzate milioni di pietre: un numero vicino a quelle usate per edificare la grande Muraglia cinese. Il paesaggio è mozzafiato: i vigneti salgono in verticale fino a 500-600 metri s.l.m., con pendenze che a volte si avvicinano al 65%. Un lavoro immane, durissimo, svolto da generazioni di viticoltori in oltre dieci secoli di tradizione vitivinicola. Ricordato da uomini famosi dal Carducci a Mario Soldati, che hanno meritato a questa viticoltura di montagna l’appellativo di “eroica”. Su queste balze, congeniali più alle capre che agli uomini, ha trovato fin dal XV secolo il suo terroir il Nebbiolo, qui chiamato Chiavennasca. Le condizioni climatiche, come l’ottimale esposizione alla luce e al sole, le escursioni termiche e i terreni secchi, idonei alla vite, hanno consentito di produrre vini che sono stati apprezzati nel mondo antico, fino in Inghilterra. Un grande passato, fatto di glorie, ma anche di tristi vicissitudini, come l’epidemia dell’oidio, una muffa bianca importata dalle Americhe, che a metà ‘800 decimò le vendemmie per quasi dieci anni, gettando l’economia valtellinese nel baratro.
New deal in cantina
Il benessere di questa valle è dettato da sempre dal vino e dal suo commercio, grandi vendemmie significano ancor oggi ricchezza. La Valtellina ha dovuto però fare i conti con lo scenario del mercato globale, soprattutto dopo gli anni ’80, in seguito alla contrazione della domanda svizzera. I gusti infatti sono cambiati e i vini tradizionali valtellinesi, ramati, potenti, con elevati tannini, con un costo troppo spesso alto, oggi trovano consensi solo in un limitato gruppo di irriducibili affezionati. La svolta è avvenuta, come sempre, grazie ai coraggiosi, pionieri di una nuova filosofia produttiva sia in vigneto che in cantina. In Valtellina oggi si può gridare al miracolo, perché i giovani hanno raccolto l’antica tradizione e l’hanno fatta propria. Lo confermano i consensi al Consorzio di tutela che in 12 anni, dal suo rinnovamento, ha visto quasi il raddoppiarsi delle cantine associate e buona parte di queste sono costituite da giovani sotto i 30 anni. Oggi la Valtellina, in provincia di Sondrio, con i suoi vini, i prodotti tipici e le meravigliose montagne, è una ghiotta occasione per una vacanza insolita, magari a piedi o in bicicletta, lungo vigneti che ricordano oltre dieci secoli di tradizione enologica. [...]