Giacomo Mojoli, Cucina & Salute, n°10, anno IV, novembre 1995

Ar.Pe.Pe.Valtellina Superiore Sassella Vigna Regina 1989

Le uve scelte per questo vino provengono da stupendi vitigni che sovrastano Sondrio. Con base Chiavennasca al 95% si percepisce piacevolmente la particolarità dell'uvaggio con pinot nero. Dai profumi netti, con sfumature di cuoio e tabacco, il colore è perfetto di un bel rosso rubino. In bocca è piacevole, ben armonizzato con i nobili tannini che lo caratterizzano. Un vino in evoluzione, perfetto da abbinare ad arrosti o piatti accompagnati da funghi.

I VINI DELLA VALTELLINA: GLI ALPINISTI DELLA VENDEMMIA

Gli spettacolari terrazzamenti che si inerpicano sul versante meridionale della valle, richiedono ancora oggi una lavorazione quasi esclusivamente manuale.

Si è pensato superficialmente per tanto tempo, anche tra coloro che si definiscono "addetti ai lavori", che i vini di Valtellina fossero dei prodotti semplicemente schietti, un po' ruvidi, tradizionalmente forti e complicati da bere. La realtà è del tutto differente.
Anche in Valtellina come in altre parti d'Italia assistiamo ad un vero e proprio "Rinascimento enologico". Sono nati così vini armoniosi, personali, di buona struttura e al tempo stesso piacevoli da bere, dai profumi fini e di intrigante complessità. Con una particolarità in più per questa valle che, alla pari di pochissime altre zone al mondo, vede la coltivazione della vite inserita in uno scenario paesaggistico di enorme valenza storico ambientale Non è un caso che proprio i vigneti terrazzati costituiscano uno dei più spettacolari esempi storici di trasformazione del territorio da parte dell'uomo e che, letteralmente strappati alla roccia su pendii scoscesi, siano probabilmente qualcosa di irripetibile, un patrimonio economico e "archeologico" da salvaguardare. come una città d'arte o una preziosa architettura.

Qui, in condizioni a dir poco spericolate, tutte le fasi del lavoro, dalla potatura alla raccolta dei grappoli, sono fatte rigorosamente a mano da vendemmiatori che, vedere per credere. potrebbero essere tranquillamente scambiati per alpinisti alle prese con delle pareti di grado assai impegnativo. Ed è proprio in questo contesto che nascono le particolari condizioni favorevoli alla buona crescita della vite, in una sorta di culla ideale dove la naturale pendenza e la disposizione ad anfiteatro dei filari consentono di poter sfruttare ogni piccolo raggio di sole in ogni istante di preziosa luminosità senza che la pianta sia coperta.
Il vitigno più diffuso In Valtellina è la Chiavennasca, una varietà di Nebbiolo con il grappolo più lungo e allungato rispetto al padre degli aristocratici vini rossi piemontesi. Se Il nome Nebbiolo pare derivare da "nebbia", quello di Chiavennasca invece deriverebbe da una deformazione dialettale, che significherebbe letteralmente "più vinosa", nel senso di uva più ricca e di conseguenza più adatta a produrre vini strutturati. In Valtellina esistono dal 1968 due Doc: Valtellina e Valtellina Superiore.
Il Valtellina è un rosso con invecchiamento minimo di un anno, ottenuto da uve Chiavennasca (almeno il 70%) integrate da altre uve rosse minori. Al Valtellina Superiore fanno capo invece le zone storicamente identificate come Sassella, Inferno, Grumello e Valgella.
L'attributo superiore non viene riferito soltanto alla preferenza di qualità intrinseca rispetto al Valtellina generico ma essenzialmente a una differenza storico-geografica, che vede in queste zone il cuore originario della viticoltura di maggior prestigio.
Che si tratti di Sassella, Inferno, Grumello o Valgella, l'uva è sempre comunque della varietà nebbiolo?chiavennasca, ma per almeno il 95%, mentre l'Invecchiamento minimo obbligatorio sale a due anni. Dal punto di vista organolettico le differenze che si avvertono tra i diversi cru, oltre che un fatto specificamente qualitativo, derivano in buona parte dalla composizione dei terreni.