| Le uve scelte per questo vino
provengono da stupendi vitigni che sovrastano Sondrio. Con base Chiavennasca
al 95% si percepisce piacevolmente la particolarità dell'uvaggio
con pinot nero. Dai profumi netti, con sfumature di cuoio e tabacco, il
colore è perfetto di un bel rosso rubino. In bocca è piacevole,
ben armonizzato con i nobili tannini che lo caratterizzano. Un vino in
evoluzione, perfetto da abbinare ad arrosti o piatti accompagnati da funghi.
I VINI DELIA VALTELLINA: GLI ALPINISTI DELLA VENDEMMIA
Gli spettacolari terrazzamenti che si inerpicano sul versante meridionale
della valle, richiedono ancora oggi una lavorazione quasi esclusivamente
manuale.
Si è pensato superficialmente per tanto tempo, anche tra coloro
che si definiscono "addetti ai lavori", che i vini di Valtellina
fossero dei prodotti semplicemente schietti, un po' ruvidi, tradizionalmente
forti e complicati da bere. La realtà è del tutto differente.
Anche in Valtellina come in altre parti d'Italia assistiamo ad un vero
e proprio "Rinascimento enologico". Sono nati così
vini armoniosi, personali, di buona struttura e al tempo stesso piacevoli
da bere, dai profumi fini e di intrigante complessità. Con una
particolarità in più per questa valle che, alla pari di
pochissime altre zone al mondo, vede la coltivazione della vite inserita
in uno scenario paesaggistico di enorme valenza storico ambientale Non
è un caso che proprio i vigneti terrazzati costituiscano uno
dei più spettacolari esempi storici di trasformazione del territorio
da parte dell'uomo e che, letteralmente strappati alla roccia su pendii
scoscesi, siano probabilmente qualcosa di irripetibile, un patrimonio
economico e "archeologico" da salvaguardare. come una città
d'arte o una preziosa architettura.
Qui, in condizioni a dir poco spericolate, tutte le fasi del lavoro,
dalla potatura alla raccolta dei grappoli, sono fatte rigorosamente
a mano da vendemmiatori che, vedere per credere. potrebbero essere tranquillamente
scambiati per alpinisti alle prese con delle pareti di grado assai impegnativo.
Ed è proprio in questo contesto che nascono le particolari condizioni
favorevoli alla buona crescita della vite, in una sorta di culla ideale
dove la naturale pendenza e la disposizione ad anfiteatro dei filari
consentono di poter sfruttare ogni piccolo raggio di sole in ogni istante
di preziosa luminosità senza che la pianta sia coperta.
Il vitigno più diffuso In Valtellina è la Chiavennasca,
una varietà di Nebbiolo con il grappolo più lungo e allungato
rispetto al padre degli aristocratici vini rossi piemontesi. Se Il nome
Nebbiolo pare derivare da "nebbia", quello di Chiavennasca
invece deriverebbe da una deformazione dialettale, che significherebbe
letteralmente "più vinosa", nel senso di uva più
ricca e di conseguenza più adatta a produrre vini strutturati.
In Valtellina esistono dal 1968 due Doc: Valtellina e Valtellina Superiore.
Il Valtellina è un rosso con invecchiamento minimo di un anno,
ottenuto da uve Chiavennasca (almeno il 70%) integrate da altre uve
rosse minori. Al Valtellina Superiore fanno capo invece le zone storicamente
identificate come Sassella, Inferno, Grumello e Valgella.
L'attributo superiore non viene riferito soltanto alla preferenza di
qualità intrinseca rispetto al Valtellina generico ma essenzialmente
a una differenza storico-geografica, che vede in queste zone il cuore
originario della viticoltura di maggior prestigio.
Che si tratti di Sassella, Inferno, Grumello o Valgella, l'uva è
sempre comunque della varietà nebbiolo?chiavennasca, ma per almeno
il 95%, mentre l'Invecchiamento minimo obbligatorio sale a due anni.
Dal punto di vista organolettico le differenze che si avvertono tra
i diversi cru, oltre che un fatto specificamente qualitativo, derivano
in buona parte dalla composizione dei terreni.

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