"Nel 1991 una delegazione di produttori della Valtellina, regione
alpina a sud di St. Moritz e della frontiera svizzera, vennero a Londra.
Presentarono i loro vini, che mi colpirono in quanto ottimi, se ne
tornarono a casa e, dopo di allora, nessuno li ha più visti.
E' un peccato, perché i vini di Valtellina possiedono una
personalità unica e molto attraente. Le vigne si trovano sui
pendii rivolti a sud ed est, lungo i 45 km di ampiezza di una valle
formata dall'esuberante fiume Adda nel suo percorso verso il lago
di Como. I frutteti delineano il fondovalle, i boschi di castagni
ricoprono i pendii più alti e la vite si stende nel mezzo,
sui declivi tra i 350 e i 700 metri. Le estati sono calde e la stagione
vegetativa lunga, molti produttori non raccolgono le loro uve migliori
fino a novembre, o addirittura dicembre.
I burocrati italiani si sono dati da fare per complicare le cose,
ma sostanzialmente esistono tre gruppi di vini: il Valtellina semplice,
con una resa massima di 65 hl/ha; il Valtellina Superiore, da zone
migliori con resa più ridotta; e quattro sottozone che - secondo
un'opinione generalmente condivisa - danno i vini migliori: Sassella,
Inferno, Grumello e Valgella.
Arturo Pelizzatti Perego ritiene che il Sassella sia il migliore
del gruppo, ma le opinioni variano. Le zone sono tutte ripide ed aspre,
con un'eccellente esposizione al sole e la Sassella, in particolare,
ricorda una trapunta che sia stata scucita e poi ricomposta.
[
] L'eleganza è certamente il tratto distintivo dei vini
di Valtellina. Molti dei vigneti hanno circa 60 anni e quindi le rese
sono basse, tra 30 e 40 hl/ha per i vini pregiati. Hanno la piacevole
acidità elevata di molti rossi italiani e ciò li aiuta
ad invecchiare bene, sebbene siano già piacevoli in gioventù.
Inoltre la naturale acidità conferisce loro freschezza, rendendoli
accompagnatori ideali della ricca gastronomia locale. Un grande Barolo
può risultare ingombrante, anche a tavola, mentre il Valtellina
non affatica mai il palato, sebbene nelle annate migliori il livello
alcolico possa essere piuttosto elevato. Oltre a ciò, questi
vini vestono con leggerezza i loro tannini.
Nonostante il loro relativo isolamento, i produttori valtellinesi
non sono affatto passivi a livello enologico.
[
] Questi vini, con la loro fragranza di ciliegie, rose e mandorle,
la loro struttura setosa e i sapori lucenti, meritano di essere ricercati,
specialmente perché dal 1997 in poi, tutte le annate sono state
da ottime ad eccellenti.
Degustando un delizioso Grumello
1991 di Arturo Pelizzatti Perego ho annotato "nel
profumo ricorda notevolmente il pinot noir". In quel momento,
il capo dell'associazione dei produttori si è girato e ha mormorato:
"Come un Borgogna, vero?". Gli ho mostrato la mia annotazione
ed ha avuto un sussulto, perché tutti noi sappiamo che ci sono
ben pochi complimenti migliori di questo".
Traduzione di Laura Bonat