| Gli svizzeri hanno inventiva.
Non deve meravigliare che abbiano elaborato un metodo completamente
nuovo per la degustazione del vino. JLF - più vuota è
la bottiglia
- questo è il nome dato all'idea, che vi consigliamo
di imitare!
Ci troviamo nella cucina di svizzeri che vivono da vent'anni nella
campagna toscana. C'è profumo di aglio e di olio - e quando la
padrona di casa fluttua nelle vicinanze, anche di Hot di Givenchy -
e del tortino tiepido di speck, ricotta e spinaci che sta andando in
tavola. Le persone entrano dalla porta sul retro, cariche di ciotole
e vassoi, abbracciano gli ospiti Eva ed Andreas März, avvicinandosi
al focolare. Luigi, commerciante locale di marmi e graniti, stende dei
morbidi stracci di pasta, che si accinge a mettere in padella, sua moglie
- la francese Gisèle - in pantaloni pitonati, sminuzza del particolare
basilico a foglia piccola, taglia pomodori e formaggio di Chioggia.
Frattanto Andreas März, che non è solo l'ospite, ma anche
il capo redattore e fondatore della rivista Merum ("la Rivista
insider del vino italiano"), nonché vignaiolo e produttore
di olio nel comune di Lamporecchio, prepara due file di sei bottiglie
ciascuna di vino, contrapposte a punta di freccia, chiede un po' di
silenzio ed annuncia: "Valtellina contro il resto del mondo (dei
vini italiani) " è l'odierno grido di battaglia JLF. JLF
è la sigla che sta per "più vuota è la bottiglia,
migliore è il vino" ("Je leer die Flasche, desto besser
der Wein"). Questa sovversiva - e secondo März "ironica
ed autoironica- ma comunque molto decisa contromisura nei confronti
di giudizi sul vino che troppo spesso sono alieni dal piacere gustativo,
intende condurre alla scoperta: "del vino che mi dà più
gusto nella situazione in cui preferisco bere: a tavola con amici o
persone che trovo interessanti". "Quel che facciamo è
una valutazione della bevibilità del vino" spiega Jean-Pierre
Ritler, l'altro socio e vice-chef del gruppo Merum. E' arrivato con
la moglie friulana Sonia e con un'arista, il suo arrosto di maiale toscano.
La piacevolezza della cucina raggiunge un'intensità tale che
consiglierebbe a qualsiasi consesso di assaggiatori l'abbandono indignato
della sala di degustazione. Ma qui non sono ammessi gli accademici,
e alla fin fine si tratta di una bella serata.
Il trentanovenne Ritler ha lasciato tre anni fa la sua prestigiosa occupazione
come direttore presso il più importante editore svizzero di rivista
femminili, per seguire nella pampa toscana il principio "Merum&März"
dell'autodedizione impegnata e compiaciuta al servizio della verità
enologica, e questo per 3.000 fedelissimi lettori. Come società
JLF per lui contano solo le persone "quelle che bevono davvero
i vini, non limitandosi a farne una conoscenza amichevole". L'agronomo
diplomato März, che ha guadagnato nelle piantagioni di cacao dell'Africa
centrale i soldi per il suo sogno toscano di Merum ritiene che l'elemento
attrattivo del suo test alternativo stia nel fatto che i bevitori educati
definiscono il vino in base al loro desiderio di berlo.
Ora però anche lo stesso smantellamento della degustazione ufficiale
ci costringe ad un momento di disciplina, vogliamo arrivare ad un risultato
concreto. All'inizio ogni partecipante deve provare un minuscolo sorso
dei dodici vini, individuando i suoi favoriti, cercando di allontanarne
il più possibile dalla tavola. Sei sconosciuti Valtellina DOC
97 sono in gara contro sei celebrità 97 (tre bicchieri da Gambero
Rosso!) provenienti da Veneto, Piemonte, Umbria, Puglia e Toscana (due
vini). Valtellina DOC? E' l'espressione lombarda del Nebbiolo, proveniente
dalla Valtellina, una zona ancor più a nord del Piemonte, confinante
con la Svizzera. I loro Barolo e Barbaresco si chiamano Sassella, Grumello,
Inferno o Vagella. I migliori crescono su terrazzamenti assolati e ripidi,
incredibilmente faticosi da coltivare. Il cinquantaduenne März,
che si nasconde costantemente dietro un paio di baffi rigogliosi e che
indossa sempre un gilè di pelle, l'uomo che ha svolto per settimane
ricerche in loco, parla di "viticoltura eroica". Il Valtellina
è stato sempre ritenuto, molto prima del Barolo, il più
benedetto vino rosso italiano. Dal tavolo adornato di pampini emerge
un tortino allo speck. Devo alzarmi per strappar di mano alla curva
sud di Jean-Pierre, che mi sta di fronte, il Valtellina. Nella scelta
del favorito mi si è insinuato imprudentemente nel cuore il Valtellina
Superiore DOC 97 Fiamme Antiche della Ar.Pe.Pe. di Sondrio, dall'eleganza
misteriosa. "Il consumo egoista del vino preferito è espressamente
ammesso", dice la regola JLF, e il Fiamme Antiche non torna più
indietro, finendo invece ad esaurirsi nel bicchiere di Luigi, ed affermandosi
in tal modo vino vincitore. "La raffinatezza e l'aroma di un buon
vino di Valtellina sono per gente che ama i Borgogna. Non ti lascia
senza fiato al primo momento, si tratta di un vino penetrante, tranquillo,
disposto a parlare con te solo dopo un po'." Ha spiegato Ritler.
Ancora due bottiglie di Valtellina, il piacevole Fracia della Nino Negri
e il rustico Sant'Andrea di Bettini, vengono consumati fino in fondo
dell'Alta Corte. E' quasi naturale che, a fianco di queste creature
dalle membra delicate, un cosiddetto super-toscano come il vanigliato
Fontalloro di Felsina o la bomba umbra Sagrantino di Montefalco di Colpetrone
tendano ad apparire sgarbatamente urlati, per tacere poi del Barolo
Cerequio Secolo di Contratto, dichiarato da Merum, per il suo gusto
dominante di vino giovane, "vino per castori". La sua posizione
di fanalino di coda del test la deve ai pochi centimetri mancanti nella
bottiglia, per i quali deve ringraziare la pietà patriottica
del piemontese Domenico, arrivato da Pistoia con una torta di porri
e la sua amica tedesca Christina - terza ed ultima componente della
redazione di Merum. Nella vita costruisce sistemi d'allarme e non ha
detto una sola parola seria in tutta la serata. Poiché le bottiglie
preferite si sono svuotate, März segue con occhio di lince il consumo
della sua giuria, perché "ora si decide il terreno intermedio".
Contro i Valtellina si possono affermare due dei più gioiosi
e meno concentrati campioni: il super-toscano Lupinaia di Terriccio
e l'armonico e corpulento pugliese Vigna del Feudo di Felline. Ma attenzione:
prima che ci sia stato possibile abituarci ad entrambi, Andreas März
si alza ed apre il metro: è il momento di misurare quel che resta
nelle bottiglie, perché fino a questo risultato ci ha condotto
il nostro gusto, poi può prevalere la voglia di bere.
Ancora un sorsetto di pugliese con la deliziosa torta di castagne con
salsa di cioccolato di Eva, poi si diffonde una raggiante mancanza di
sete - nessuno vuole obnubilare le sue scoperte, ci siamo appena innamorati
del Valtellina.
LA DEGUSTAZIONE
I VINI VINCITORI
· Inferno Fiamme Antiche 1997 Valtellina Superiore DOC
Ar.Pe.Pe.
· Fracia 1997 Valtellina Superiore DOC
Nino Negri, annate 98/99
· Sant'Andrea 1997 Valtellina
Bettini
· Sassella Riserva 1997
Rainoldi
· Vagella 1997
Pietro Motalli
Traduzione di Laura Bonat
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