Veronika Crecelius, Essen & Trinken, agosto 2008

 

IL MITO CONTINUA A VIVERE NELLA VALLE ALPINA.

Ar.Pe.Pe. sta per Arturo Pelizzatti Perego. Fino alla sua scomparsa, questo vignaiolo d’eccezione ha strappato ai pendii della valle lombarda vini dall’eleganza di una filigrana. La famiglia prosegue con il suo lavoro.

Al nostro ingresso nella casa della famiglia Pelizzatti, un frammento di pietra si stacca dalla scala e rotola giù per i gradini fino in soggiorno “Va bene, Arturo” dice Giovanna “lo sappiamo che ci sei!” Le spoglie mortali di Arturo se ne sono andate nel 2004 , ma per la sua vitalissima moglie e per i figli lui non ha mai smesso di esserci. Arturo Pelizzatti Perego è stato un grande combattente e vignaiolo in Valtellina, quella valle nel nord della Lombardia, che il mondo vinicolo o ha dimenticato, oppure non ha mai conosciuto. Il più recente periodo di fioritura del vino di Valtellina risale a circa 40 anni fa. A quei tempi godeva del credito di un Barolo. Entrambi i vini vengono prodotti da uve Nebbiolo, ma sui terrazzamenti rocciosi e soleggiati di questa valle alpina ai confini con la Svizzera il vino assume un’impronta più delicata che non in Piemonte. Chiavennasca, ovvero “più vinoso” viene chiamato qui. La fama del Valtellina se la sono giocata negli anni ’70 alcune grandi cantine, con i loro prodotti di massa. I consumatori si rivolsero di preferenza a regioni vinicole dalle grandi aspirazioni, come la Toscana. Il Nebbiolo rimane però l’unico vitigno italiano che con l’età guadagna in grandezza e raffinatezza, senza perdere in freschezza e levità. Esso dura finché il tempo non ne leviga via il tannino, soprattutto quando, come Arturo, si punta sull’invecchiamento tradizionale in grandi botti di castagno e rovere, per liberare l’autenticità del vitigno e del territorio. Tutti i vini usciti fino ad oggi dalla cantina tra le rocce portano ancora la sua firma. Il Sassella Riserva Rocce Rosse 1999 non sarà in commercio prima del 2010. Dentro di noi sentiamo le parole di Arturo “Un Valtellina Riserva comincia a svelarsi solo dopo dieci anni”.
In un modo o nell’altro, Arturo è sempre presente. Isabella, la sua primogenita, ha fatto partire la registrazione di un’intervista televisiva del 2001. “In modo che lo possa vedere anche tu” dice questa 38enne, che dopo gli studi in tecnologie e scienze alimentari, nonché un master in enologia, ha lavorato al fianco del padre. Arturo sostiene che i suoi vini ricercano la competizione internazionale, visto che il mercato italiano è soggiogato dalle mode. “Papà ha resistito, e ha aspettato sei anni di maturazione prima di presentare la prima bottiglia del suo nuovo inizio. Immaginati un po’, sei anni senza vendere una bottiglia!” inizia, un po’ entusiasta e un po’ commossa, a raccontare la vita di Arturo, mentre stappa un Valtellina 1957 proveniente dalla zona Grumello. “Quando nel 1973 morì il nonno, le tre sorelle vollero essere liquidate. Mio padre fu costretto a vendere a degli investitori svizzeri la cantina ed anche il nome, con i quali la nostra famiglia produceva ininterrottamente dal 1860 vini molto apprezzati” Isabella si interrompe, mette un po’ di ovatta in un colino e fa passare il vino, prodotto dal nonno, attraverso questo letto di ovatta, per trattenere un poco di deposito. “Peccato che tutto il 1942 lo abbiamo bevuto nel 2002, per il sessantesimo compleanno di papà” mormora. Dal vino si alzano profumi eterei, odora di fumo, di petali di rosa, di autunno e di uva spina, come rileva Isabella. Nelle ore seguenti il suo corpo elegante continua a manifestare, senza un accenno di stanchezza, nuove sfaccettature. “Gli svizzeri utilizzarono il nome Pelizzatti per smerciare vino di massa e così rovinarono la nostra fama” Isabella prosegue con la storia di famiglia. “Papà ha sofferto in un modo incredibile”. Solo a metà degli anni ’80 Arturo è riuscito a ricomprare la cantina e a fondare la casa vinicola Ar.Pe.Pe.; una parte dei vigneti gli erano rimasti. La concorrenza ostacolò molto il suo percorso. Nessuno voleva che Arturo si riallacciasse alla tradizione della Casa Pelizzatti e rivendicasse un suo rango. È proprio questo che ha fatto. Nell’intervista la sua voce vibra mentre dice quanto felice egli sia di sapere “riqualificato” il suo nome.
La famiglia percepisce Arturo come “angelo custode” e suona consolante quel che raccontano su un pettirosso, che si mette sulle botti in cantina oppure se ne resta a guardare Isabella mentre lavora alla scrivania. “Il Pettirosso”, così Giovanna e i figli hanno battezzato il primo vino imbottigliato dopo la morte di Arturo. Cosa è cambiato? L’esperto palato di Giovanna definisce da sempre quando un vino Ar.Pe.Pe. ha raggiunto la maturità di mercato. La maturazione in barrique rimane, come sempre è stato, un tabù. Isabella e suo fratello Emanuele si completano a vicenda in cantina. Lei è scrupolosa e più che prudente, lui è energico e giocoso. Insieme hanno inventato un supporto metallico dorsale che accoglie due cassettine e che migliora il trasporto delle uve durante la vendemmia, giù dai pendii mozzafiato. “Con questo abbiamo risparmiato il 30 per cento del tempo e un bel po’ di mal di schiena” dichiara radioso Emanuele. “Quando lo scorso autunno sono comparse per la prima volta le cassettine, quel pettirosso è tornato in cantina ed ha cominciato a cantare”.


Dalle Alpi
Casa vinicola Ar.Pe.Pe. Valtellina

I tre vini provengono tutti dal vitigno Nebbiolo. Sono perfetti in bicchiere grande e lievemente rinfrescato – Riserva 15 e Rosso 12 gradi.


Valtellina Superiore Sassella DOCG
Riserva Stella Retica 2000

Lo Stella è un vino succoso con bella acidità e aroma di rose, erbe aromatiche e fragola, in uscita si aggiunge cioccolato. Si adatta a piatti corposi a base di pesce e con capperi, e alle grigliate.


Valtellina Superiore Grumello DOCG
Riserva Rocca de Piro 2002

Un vino fruttato e vigoroso. Odora di bosco, tabacco e lampone. Un grande piacere, interessante con piatti speziati orientali, classico con carne rossa con salse raffinate.


Rosso di Valtellina DOC 2004
Un vino in crescita, delicato, dal colore rosso luminoso, che odora di mirtillo. La sua acidità fresca lo rende un aperitivo ideale. Isabella lo offre con una torta di pasta sfoglia alle zucchine e con la locale bresaola, consigliandolo anche con il pesce.


Qui potete ordinare i vini:
la confezione con le tre diverse bottiglie costa, franco partenza, 48 Euro. La confezione doppia con 6 bottiglie costa 90 Euro.
Enoteca Italiana, Roland Brunner
Andreastrasse 10, 93059 Regensburg
Tel. 09/4186507, www.enoteca-italiana.de

 

Traduzione di Laura Bonat