|
laVINIum - 04/2006 L'azienda vitivinicola
Ar.Pe.Pe., che prende il nome da Arturo Pelizzatti Perego, si trova
nel cuore della Valtellina, nell'area centrale denominata Terziere
di mezzo. Qui le colline sono impervie, difficili per la
coltivazione della vite, tant'è che è necessario produrre dei
terrazzamenti, sorretti da muretti in pietra, che permettano almeno
il passaggio degli uomini e di piccoli macchinari agricoli. Le
altitudini dei vigneti vanno da un minimo di 260 metri, a
fondovalle, fino a quasi 900 metri. Quasi 1.200 ettari coltivati
per il 90% a nebbiolo, localmente detto "chiavennasca", di cui sono
stati individuati tre biotipi principali: il Briotti, l'Intagliata e
il Chiavennascone. E' dal lontano 1860 che la famiglia produce
vino, con orgoglio, seguendo i dettami della tradizione, tramandata
di generazione in generazione. Da poco tempo le redini dell'azienda,
portata ai massimi splendori da Arturo Pelizzatti Perego,
recentemente scomparso, sono passate alla moglie Giovanna e ai figli
Emanuele e Isabella. Emanuele si occupa del vigneto e di tutto il
processo di vinificazione, mentre Isabella è addetta al marketing,
ma questo ovviamente non le impedisce di conoscere a fondo i vini
che escono dalla cantina. E' proprio Isabella, che ho avuto modo
di conoscere in occasione del recente evento Nebbiolo Grapes,
svoltosi ad Alba, e che ho rivisto al Vinitaly, che mi ha permesso
di approfondire la filosofia di famiglia, oltre ovviamente a
propormi i vini aziendali. Debbo dire che è stata un'esperienza
importante per me, che mi ha confermato quanto sia fondamentale
credere nelle proprie idee, valorizzare un territorio senza cercare
mai di stravolgerne la natura, utilizzando metodi il più possibile
meno aggressivi per preservare tutte le caratteristiche di quello
straordinario vitigno che è il nebbiolo, che in Valtellina, trova la
sua massima espressione, al pari delle Langhe in Piemonte. Ma i
vini di Ar.Pe.Pe. hanno qualcosa di davvero prezioso, perché sono
fra i pochi che escono dalla cantina quando sono nella giusta
condizione per essere apprezzati. Così non ci si deve stupire se il
superbo Rocce Rosse Riserva porta in etichetta la vendemmia 1995, o
il "giovane" Grumello Rocca De Piro proviene dall'annata 2000. Sono
tutti vini splendidi e a volte commoventi per la loro limpida
chiarezza, per la loro ricca personalità, avversi a qualsiasi moda,
profondi e mai banali, veri fino in
fondo.
|