Se dovessi
idealmente stabilire quale vino rappresenta in modo indiscutibile e
ineccepibile l'esempio di perfetta fusione fra quel vitigno unico,
il nebbiolo, che in Valtellina è denominato chiavennasca
(anticamente, addirittura attorno al 1500, era chiamato in dialetto
"chiuinascha", cioè "più vinaccia") e il terroir dove nascono le
gemme enoiche della famiglia Pelizzatti Perego, non avrei dubbi: il
Rocce Rosse! Osservare nel calice questo prezioso nettare che ha
sostato quasi quattro anni in botti di castagno da 40 ettolitri
(purtroppo inspiegabilmente rovinate dopo la morte di Arturo), per
poi affinare quasi altrettanti in bottiglia, e notare un colore
ancora vivace e ricco di riflessi, sebbene giustamente
granato-aranciato, è una bella emozione. E non v'è dubbio che tale
rosso prezioso meriti di ossigenarsi a lungo, di riprendere aria
dopo essere stato sacrificato in un contenitore angusto di piccole
dimensioni per così tanto tempo, per poterci deliziare con il suo
complesso bouquet. Ebbene, man mano che il tempo passa, eccolo
aprirsi a splendidi profumi di ciliegia sotto spirito, cuoio,
cardamomo (a questo proposito sembra che questa particolare spezie
sia un po' il marchio dei vini della Sassella di ArPePe), fiori
macerati, sottobosco e quel goudron che solo nei grandi nebbiolo
d'annata esce allo scoperto così prorompente e riconoscibile. In
bocca è uno spettacolo di fragranza e incredibile freschezza! I
tannini sono perfettamente domati, quasi dolci accarezzano
delicatamente le gengive, il frutto si mescola alle sensazioni
eteree e terziarie di questo grande rosso valtellinese, poi affiora
il legno di liquirizia, il pepe e una sapidità minerale preziosa che
lo accompagna nell'interminabile finale. Un grande vino,
paragonabile senza sforzo ad un altrettanto grande Barolo della
tradizione, ma con le peculiarità di questa terra inimitabile.
Servitelo a 18° C in grandi ballon e accompagnatelo con grandi
piatti saporiti a base di selvaggina, come pappardelle al brasato di
cinghiale, tagliolini al sugo di lepre, bomba di riso al piccione
disossato, anatra in crosta di ricotta, codone di manzo brasato,
piccione al cartoccio.
Roberto
Giuliani Voto:
@@@@@ (degustazione
in data: 04/2006) |