|
Parliamoci
chiaro, più e più volte mi sono chiesto quanto possano
interessare ai lettori recensioni di vini di annate praticamente
introvabili. E altrettante volte la risposta mi è parsa ovvia: proprio
perché è improbabile riuscire ad acquistare quei vini, può essere di
grande utilità sapere come attraverso di essi sia stato possibile
comprendere la filosofia di quell'azienda, la storia e la natura del
territorio dove coltiva i suoi vitigni, la costanza qualitativa e
l'affidabilità nel tempo di quei prodotti, a garanzia di futuri
acquisti in
sicurezza. E' molto di più, quindi, rispetto alla degustazione di un
vino
appena uscito in commercio, che potrebbe anche essere ottimo, ma da
solo non è
sufficiente a dimostrare il valore di quel produttore. Ecco perché per
me è
stata una grande emozione, un'esperienza indimenticabile effettuata
durante la
mia breve ma intensa pausa vacanziera in Valtellina, condivisa con
l'amico Franco
Ziliani che l'ha magnificamente descritta nel suo blog
Vino
al Vino, la degustazione di 6 pregiate annate forgiate dal compianto Arturo
Pelizzatti Perego e in quel 13 agosto presentate in un'apposita sala, nella
cantina di Via Buon Consiglio a Sondrio, dalla signora Giovanna e dai figli
Emanuele e Isabella.
Conosco ormai da tempo l'azienda
Ar.Pe.Pe., e posso dire
con assoluta convinzione che è un caposaldo, un punto di riferimento per tutti,
solida nelle sue tradizioni, coraggiosa nella filosofia (i vini seguono il loro
percorso evolutivo in cantina e solo quando sono ritenuti idonei ad essere
degustati vengono messi in commercio), profondamente unica e originale,
inimitabile e per questo riconoscibile fra tutti. I vini di
Ar.Pe.Pe. hanno una
personalità molto marcata, nel loro Dna scorre la mineralità di quei terreni
scoscesi per i quali ardua è l'impresa di coltivarli a vigneto; la cura delle piante di chiavennasca
(così è detto il nebbiolo da quelle parti) su quei terrazzamenti è
fondamentale, il lavoro in cantina è orientato a salvaguardare al massimo la
materia prima, cercando di preservarne tutte le caratteristiche e di
assecondarne l'evoluzione in grandi botti di rovere e castagno per molto, molto
tempo.
Ma quella mattina, in cui mi sono dilettato a fotografare i
vari ambienti che compongono la cantina, è stata anche
l'occasione per conoscere più a fondo le persone che oggi portano avanti
l'azienda e mantengono vivi quei centocinquanta anni di storia, durante
i quali si
sono succedute ben 5 generazioni. Una famiglia davvero bella, che non
esita ad aprirti le porte del suo non facile vissuto e che, attraverso i
numerosi ricordi fotografici che dimorano nelle varie sale,
ma soprattutto attraverso le parole, i racconti, l'umanità di Giovanna e dei due
figli, mi ha fatto sentire parte di quella realtà, di quei sentimenti,
di quella storia. E questo contatto è stato importante, mi ha permesso
di capire ancora meglio quei vini, che già amavo, di aggiungere un altro
tassello per meglio comprenderli, per percepirne le sfumature e le
diversità, per perdermi nei loro profumi, per assaporarne goccia a
goccia l'essenza. Seduti attorno ad un tavolo rettangolare, abbiamo
esaminato le annate '61, '64 e '69 di Riserva della Casa, una selezione
delle migliori uve provenienti dai vigneti di proprietà situati nelle
allora quattro sottozone, Sassella, Grumello, Inferno e Valgella,
prodotta solo nelle grandi annate; il Valtellina Superiore Sassella
Rocce Rosse '84, annata con cui Arturo Pelizzatti Perego ha dato vita
alla nuova attività commerciale con il marchio "Ar.Pe.Pe." e messa in
vendita ben sei anni dopo, nel 1990; ed infine i millesimi '88 e '91 di
Valtellina Superiore Sassella Vigna Regina Riserva.
- Valtellina
Superiore Sassella Vigna Regina Riserva 1991
- la prima cosa che colpisce di questo vino è il colore, giocato su
un perfetto digradare dal centro ancora macchiato di venature rubine
verso i bordi decisamente più granati, manifestando riflessi davvero
avvincenti. Il fatto di aver degustato senza fretta, mi ha
permesso di cogliere in più riprese i diversi movimenti volatili che
evidenziavano la sua grande personalità. La seconda cosa che mi ha colpito,
fra le nuances di rose in appassimento, prugna sotto spirito,
liquirizia, ginepro, cuoio e goudron, è stata l'apparire di una nota
agrumata di pompelmo rosa, davvero affascinante, su un tappeto minerale
di rara bellezza. Ma in un vino di questo tipo la gamma cromatica dei
profumi è in continuo movimento ed è questo il suo grande fascino. Non
meno stupendo al palato, il Vigna Regina mi sorprende per la sua
dinamica freschezza, per il tannino straordinariamente levigato eppure
incisivo e di sicuro sostegno per ulteriori futuri sviluppi, per la
forza espressiva del frutto, non cotto, non surmaturo, bensì vivo e
pulsante, pieno abbastanza da affermarsi a lungo, ben fuso con la trama
speziata e una sontuosa sapidità.
- Valtellina
Superiore Sassella Vigna Regina Riserva
1988
- straordinario al naso, questo millesimo indubbiamente importante
mi ha regalato incredibili sensazioni di miele di castagno ed acacia, di
pappa reale, note che, anche se con meno evidenza, ho ritrovato in quasi
tutti i vini presenti. Suggestivo l'apporto del frutto, qui ribes rosso,
lampone, ciliegia, molto bella la nota di liquirizia dolce, le sfumature
di sottobosco, i richiami alla mandorla e al mallo di noce, in
un'interminabile susseguirsi di diverse sfumature, tutte però legate da
quella nota costante di miele. Molto fine al gusto, elegante, fresco,
dinamico, minerale, sapido, persistente, di grande possibilità evolutiva,
uno dei migliori in assoluto.
- Valtellina
Superiore Sassella Rocce Rosse
1984
-
confesso che il Rocce Rosse è il vino che mi ha fatto innamorare di
questa straordinaria azienda, pertanto avere avuto l'opportunità di
degustare una "vecchia" annata, che come ho detto rappresenta la
rentrée di Arturo Pelizzatti Perego come produttore, è stata per me una
grande gioia e una conferma delle sue grandi doti espressive. Il
colore, in barba agli oltre ventanni passati, si attesta senza
difficoltà su un bellissimo rubino vivace e splendente di luce. Qui
emergono note di frutta secca, noci, mandorle, ma anche un profumo
particolare che potrebbe ricordare la crosta di polenta, e, cosa
davvero straordinaria, quella piccola percentuale di pinot nero
nell'uvaggio, sembra avergli regalato un'impronta del
tutto speciale, percepibile anche nelle altre annate; mano a mano
che il tempo scorre affiorano altre voci, comuni a tutte le tipologie,
come il miele, il cuoio, il sottobosco, speziatura fine dove ginepro e
pepe giocano un'alternanza di slanci davvero suggestivi. Bocca fresca e
ancora giovanissima, impetuosa eppure di commovente dolcezza
espressiva, propone senza esitazione la sua trama minerale, le ridenti
e saporite note fruttate, la suggestiva sapidità, il ritorno largamente
speziato, la lunga, interminabile persistenza.
- Riserva della Casa
1969
- ed eccoci alla piccola verticale, tre annate di un vino che
rappresentava il top della gamma, una selezione accurata dai migliori
vigneti aziendali, da presentare solo nelle annate migliori, come sono
state appunto la '69, la straordinaria '64 e la '61. La più
"giovane" delle tre, presenta un colore ancora rubino, davvero
impressionante se si pensa che ha passato 37 vendemmie e che l'uva è il
nebbiolo "chiavennasca"! Ma in casa Pelizzatti Perego si fanno
lunghissime macerazioni sulle bucce, che comportano estrazioni di colore
e polifenoli abbondanti, in grado di durare nel tempo (ho avuto una
dimostrazione analoga assaggiando uno straordinario Barbaresco '78
dell'azienda Roagna).
Il bouquet è a dir poco prezioso, aperto a percorsi terziari di rara
finezza, qui sono i fiori, le prugne e i fichi secchi a marcare il
territorio, il goudron, il caffé, il cioccolato, le note selvatiche di
cuoio e pellame conciato, una sottile ma suggestiva venatura di
camomilla che poi ritorna al retrogusto, dove la freschezza che
caratterizza questo rosso di razza è davvero incredibilmente viva; il
vino è cremoso, minerale, ricco di un susseguirsi di sfumature
affascinanti che si perpetuano senza fine, lasciando davvero estasiati;
tannini perfetti, nebbioleggianti, ormai pienamente polimerizzati ma
sufficienti a sostenere la delicata trama fruttata e speziata.
- Riserva della Casa
1964
- le sorprese non finiscono mai. E' stato molto divertente, con lo
scorrere del tempo, sentire crescere un vino rispetto ad un altro e poi
vedere capovolgersi la situazione, tanto da rendere difficile o
quantomeno non definitiva un'eventuale preferenza. Ma la Riserva '64 è stato uno
dei vini più "stabili",
più chiaro nella sua suprema
bellezza, nella maestosità del millesimo, dimostrata da un
nerbo totalmente vivo, senza ombra di cedimenti, da una struttura salda
ed efficiente, in grado di dare forti e durature emozioni al fortunato
assaggiatore. Il colore è indubbiamente più granato (e ci
mancherebbe!), ma appare ancora qualche riflesso rubino a dimostrare
come gli oltre 40 anni non abbiano influito più di tanto su questo
capolavoro. Il naso si propone complesso e in continua trasformazione,
non è affatto difficile trovare richiami alla senape, alla cipria, al
caffé tostato, al legno di liquirizia, alla prugna secca, al marron
glacé, alle sfumature terrose e pietrose, oltre a tutte quelle
variazioni tipiche dell'invecchiamento di un grande nebbiolo che trovano
il loro apice nella caratteristica nota di goudron. E all'assaggio
stupisce per la forza tannica, ancora molto determinata, generosa e
ormai chiara nella sua composizione fortemente nobile, da vino di grande
annata, indomabile, di impareggiabile longevità. E' il trionfo della
mineralità, della dolcezza di frutto che trova la sua strada per
"intenerire" il tannino, della forza espressiva di questa
straordinaria terra collinare, che si distende da est a ovest in un
clima fra i più straordinari, grazie alle due catene alpine che la
proteggono a nord (Retiche) e a sud (Orobie).
- Riserva della Casa 1961
- siamo giunti all'ultimo, al più anziano dei 6 vini, proveniente
da un grande millesimo, di poco inferiore al '64, e ne dà ampia prova
nella grande finezza aromatica, indubbiamente assestata sui toni
evoluti, terziari, ma di raro fascino e intensità: ginepro, pepe,
cacao, caffé, noce, goudron, prugna e ribes nero in confettura, foglia
di tabacco essiccata, cenere e immancabile mineralità. Al gusto
continua il percorso premesso all'olfatto, dimostrando pur nella sua
maturità di avere ancora molto da offrire, certamente è all'apice
della carriera e forse comincia la sua lenta discesa, ma in questo
momento della mattina del 13 agosto è ancora splendido, vivo, sontuoso,
emozionante. Un esperienza che ricorderò a lungo.
Roberto Giuliani
|