
AR.PE.PE
Eccoci dinanzi a un altro colosso della nostra enologia, non per dimensioni aziendali, ma per serietà, nobiltà del prodotto. I vini di ARPEPE più di tutti gli altri in Italia possono essere ben esemplificati dalla parola “grazia”. Eh, sì, stiamo parlando di nebbiolo, il che dovrebbe far drizzare le orecchie, portare a leccarsi il labbro e indurre a salivazione (tentazione) continuata il cavo orale. E poi Isabella ed Emanuele sono persone di grande cortesia che ben incarnano il carattere dei loro vini. In Valtellina il nebbiolo incontra la montagna, risale a fatica i terrazzamenti che metterebbero a dura prova i camosci, eppure qui ha trovato casa e ci risiede benissimo. Isabella ha voluto farci sentire l’intera gamma. Ci siamo accomodati con calma, senza fretta, visto che sapevamo benissimo a quali vini andavamo incontro. Qui di seguito solo qualche nota circa alcuni di quelli assaggiati. Il Rosso di Valtellina, il vino base, è quanto di meglio una denominazione di ricaduta possa esprimere: elegante, di facile beva senza rinunciare alla complessità, all’allungo al palato. Fresco, appagante, come tutti i vini di ARPEPE ha una tensione sostanzialmente verticale, grazie a un’acidità rinfrancante, quasi dissetante e a un tannino nobilissimo. Eppure non manca di una sua preziosissima architettura, di un tocco che acquieta il palato in ogni angolo. Senza forzature, sussurrando. L’altra grande qualità dell’azienda è nella scelta di ritardare l’uscita dei suoi vini, capaci di reggere egregiamente gli anni. Filosofia che si sposa con l’adozione di botti grandi di rovere e castagno.
Tra
quelli assaggiati, la Stella Retica (Sassella) 2004 ha un fascino
decadente, è essenziale, scarnificato. È un vino che amo molto per la
sua finta resa che mostra all’olfatto, per poi aprirsi con lentezza
nella sua mineralità rocciosa. In bocca è velluto, caldo, ma con
l’alcol perfettamente integrato. Per
chi sa attendere. Strepitoso
il Vigna Regina ’99, austero, inafferrabile, vive della scissione tra
toni caldi e rocciosi, per poi riconnetterli al palato. Ancora piccola
frutta rossa, ma poi tabacco, liquirizia, cuoio in un rincorrersi
incessante. In bocca è fintamente scabro: poggia sulla leggiadria per
affermare lentamente la sua regalità. Tannino di estrazione superiore,
acidità che s’insinua sottotraccia, senza farsi notare. Un vero
fuoriclasse. Decisamente
indovinato Ultimi raggi 2002, un finto sfursat: nasce da vendemmia
tardiva e ne reca appena i segni. Ha nel calore il suo sostentamento,
eppure l’acidità si allunga improvvisa come una frusta. Gli estratti ci
sono, ma non si avvertono, stesso dicasi per i tannini. È un vino che
gioca di fino. Tutti i prodotti sembrano amare il nascondino, amano la
maschera, consapevoli che la profondità è in essa che si manifesta.
L.M.



Fa piacere vedere che, finalmente e sicuramente non senza sofferenza, Manu si è staccato dalle sue vigne per supportare Isabella al Vinitaly. Eeeehhh, quel ragazzo si è perso fra le nebbie del chiavennasca…
Grandissimi vini. Il 1999 è il miglior assaggio di rosso in assoluto quest’anno fatto grazie a Mauro Erro.
Il Vigna Regina è emozionate, è vero. Mi sembra – e lo dico sottovoce per non ferire la sensibilità di qulcuno – un mix tra Piemonte e Borgogna, prendendo il meglio dell’uno e dell’altra.
E bravi.
))
Ma la foto del precedente post non si può guardare grazie al sottoscritto
P.S. Ragazzuoli, ma quando ci vediamo e sbicchieriamo?
Eheh, Mauro, la foto precedente l’ho scelta apposta così potevo vedere nella stessa immagine un numero cospicuo di amici
Per una sbicchierata chissà… proprio ieri ne scrivevo ad Adele che ti avrà sicuramente informato, ma per il momento Milano mi impegna molto.
Incontrai Tommaso a Verona, di corsa, tra uno stand e un altro…