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Dicono di noi > Wein.pur 5/2009
Dicono di noi

La Valtellina, situata in una zona ben esposta al confine svizzero, realizza vini rossi dalla struttura delicata e minerale. I ripidi vigneti terrazzati sono di enorme impatto

Solo chi abbia visto e attraversato questi terrazzamenti emozionantissimi può comprendere appieno il “Nebbiolo della Montagna”. È questa un’espressione che si sente usare da quasi tutti i produttori valtellinesi. E sebbene essa non corrisponda esattamente ad una promozione commerciale, ma anzi sottragga questo vino capriccioso al pubblico di massa, la definizione è adatta a renderci rispettosi delle fatiche eroiche dei viticoltori di questo territorio, amanti appassionati del vino.
I produttori non gradiscono che si faccia un tutt’uno fra i loro Nebbiolo e quelli piemontesi di Barolo e Barbaresco. Come spiega Aldo Rainoldi, enologo dell’azienda di famiglia: ”Non vogliamo fare delle copie di Barolo o Barbaresco, sebbene io consideri il Barolo uno dei migliori vini italiani, anche migliore del Brunello. Il Piemonte esprime una struttura del terreno del tutto diversa, la terra bianca, il calcare, definiscono la direzione, e così anche il clima, influenzato dalla relativa vicinanza del mare. Noi viviamo ai piedi delle Alpi, abbiamo sbalzi estremi di temperatura fra giorno e notte. Non possiamo contare sul corpo del vino, i nostri pregi riguardano l’ eleganza. Considero i nostri vini più vicini ai Nebbiolo del Piemonte settentrionale, il Gattinara ed il Ghemme. Profumo e nobiltà del vino sono le nostre aspirazioni.” [...]

Vino come Carburante

I vigneti sui pendii delle Alpi Retiche rappresentano il tesoro di questa terra altrimenti tanto avara e anche povera. L’uva che si coltiva qui è il Nebbiolo, localmente chiamato Chiavennasca o Ciüvinasca. Il ruolo svolto dal vino in questa terra è di importanza enorme. Già i proverbi, come “cà vinada l’è mezza sfamada” oppure “il vino è la benzina dell’alpino” illustrano le importanti funzioni di questo oro rosso.

Benvenuti all’Inferno

La Valtellina è una grande valle alpina, segnata dal fiume Adda. Le aree viticole della denominazione Valtellina hanno una lunghezza di soli 45 km. Dal 1998 i vini da noi degustati si fregiano dello status di Valtellina Superiore DOCG. Esistono poi anche una zona di semplice Valtellina DOC ed una DOCG Sforzato, un vino prodotto con uve appassite, similmente all’Amarone del Veneto. Da non dimenticare il vino base, un IGT (vino da tavola): il Terrazze Retiche di Sondrio. Oltre all’onnipresente uva Nebbiolo, vengono vinificate anche piccole quantità di Pignola valtellinese (o Gropello), Prugnola e Rossola che possono confluire in minime dosi nel Valtellina Superiore.
I vini rossi di Valtellina sono in gran parte caratterizzati dal substrato minerale sul quale crescono. Sebbene sia possibile definire solo differenze minime, essi provengono da cinque sottozone, nelle quali è suddivisa la comune piccola zona di produzione.
Nella vallata, che corre da est verso ovest, la zona più occidentale è la Maroggia. Questa è anche la denominazione meno conosciuta. I vigneti si trovano in Comune di Berbenno. Con soli 25 ha, Maroggia è la più piccola delle zone.
Proseguendo verso est, si giunge alla zona successiva, Sassella, collocata immediatamente ad ovest del capoluogo Sondrio. Per ampiezza (150 ha) è la seconda fra le cinque sottozone. Già il nome, tratto da quello della piccola chiesa in pietra, tradisce le caratteristiche dei vini che da qui provengono. Sono sempre estremamente minerali e con loro vale la pena di pazientare quattro o cinque anni.
Direttamente  a nord/est di Sondrio – dai vigneti si gode una vista spettacolare della città – si trova la zona del Grumello. Le rovine di un castello del XIII secolo troneggiano sui pendii, dando il proprio nome all’area. Rose, violette e gigli caratterizzano spesso il raffinato vino di questa zona, ampia circa 102 ha.
Proseguendo nell’immaginaria passeggiata, si arriva, subito ad est del Grumello, alla sua piccola ed interessantissima sotto-denominazione, il Grumello. I suoi circa 70 ha si trovano in una vera caldaia. I venti provenienti dalla valle vengono in gran parte deviati e ciò porta, durante le giornate estive, a temperature infernali, e da qui il nome. Il lavoro sulle vigne estremamente ripide è particolarmente duro. La fatica dei vignaioli viene ricompensata da vini stupendi, agili, che liberano sensazioni aromatiche e gustative etereamente fluttuanti, di prugna e di lampone.
L’impressione alla degustazione viene incorniciata da una leggiadria minerale marcata, eppure quasi giocosa.
Dopo aver degustato gli Inferno di Nera, Rainoldi o anche di Caven Camuna e Nobili non è difficile capire perché si possa diventare sostenitori appassionati di questa zona infernale.
L’ultima denominazione, il Valgella, si trova nell’estrema parte orientale della valle viticola, vicino al centro turistico di Teglio. Questo luogo ha dato il nome all’intera valle, Valle di Teglio, poi abbreviato in Valtellina. I vini della più vasta (160 ha) sottozona sono meno conosciuti in Italia, rispetto agli altri rossi di Valtellina, poiché fino a poco tempo fa venivano venuti in Svizzera. Quel che aziende coma la Fay o la Cantina di Villa producono da questi vigneti merita ogni onore.

Acqua e Vino

Il fiume Adda divide le due catene montuose delle Orobie e delle Alpi Retiche. È quest’ultima, con i suoi pendii rivolti a sud, la patria dei vigneti della Valtellina. La catena montuosa svolge anche una importante funzione protettiva per i vigneti, fermando quasi completamente i venti freddi provenienti dal nord. Il vento gioca comunque il suo ruolo: leggere correnti percorrono la vallata nella sua lunghezza, fornendo un’atmosfera adeguatamente secca.  E poi resterebbe  il rapporto fra acqua e vino. In quasi ogni zona dove si produce vino, l’acqua e la viticoltura giungono ad una simbiosi fruttuosa. Qui il tocco finale arriva non solo dal già citato fiume, ma anche dal lago di Como che, collocato come è ad ovest della valle, esercita il suo effetto benefico sul microclima della Valtellina.

Innovazione

Casa vinicola al top si è dimostrata essere, nelle degustazioni condotte da wein.pur, l’azienda familiare Fay: il padre Sandro ha iniziato l’imbottigliamento nel 1971 ed ora viene aiutato dal figlio Marco, l’enologo, e dalla figlia Elena, che si occupa di vendite ed amministrazione. I Fay hanno effettuato modifiche decisive nei loro vigneti ed ora le viti non sono più disposte, come una volta, dal basso verso l’alto (ovvero NS), bensì trasversalmente, cioè in direzione EO. In questo modo, la coltivazione sui ripidi terrazzamenti diventa più agevole, la vendemmia si svolge in modo ottimale  ed anche la fase vegetativa beneficia di condizioni migliori. Inoltre, i Fay sono convinti che le sottozone non giochino un ruolo così importante nella qualità del vino. Il fattore essenziale è invece l’altitudine del vigneto. Ideali sono le vigne collocate intorno ai 500 m.s.l.m. Dalle uve della località Ronco del Picchio, situate fra i 600 ed i 700 metri, viene quindi prodotto lo Sforzato. Le uve hanno più acidità, trasportano maggiore freschezza e sono per questo perfettamente adatte all’appassimento.
La famiglia Rainoldi si muove sulla scena vinicola dal 1940. All’inizio si occupavano di commercio di vino, ma ben presto hanno iniziato ad acquistare anche le uve, per imbottigliare e commercializzare direttamente i loro vini. Oggi, la Rainoldi è un’impresa relativamente grande.
10 ha sono di proprietà e vengono poi lavorate anche le uve provenienti da circa 35 ha, appartenenti a 78 piccoli coltivatori. Meritano di essere citate due riflessioni dell’enologo dell’azienda, Aldo Rainoldi, “l’acidità è la chiave per il futuro”, “lasciamo i vini in botte meno a lungo di altri, puntiamo sulla maturazione in bottiglia”.

Tradizione

ArPePe
, situata alle porte di Sondrio, ha un forte legame con la tradizione. Questo esige che i vini vengano a contatto solo con grandi botti di castagno o rovere, restandovi dai due ai quattro anni. Ciò trasmette loro tannini più sottili e maggiore morbidezza. La durata della Riserva Rocce Rosse è particolarmente lunga. Al Vinitaly di quest’anno, è stata presentata al mercato l’annata 1997. Piccole botti, in legno, ma anche serbatoi d’acciaio, se ne trovano poche in questa casa vinicola. Dopo la fermentazione, il vino passa in contenitori di cemento, dove l’isolamento è migliore.
Cantina di Villa è una cooperativa vinicola che riunisce 152 soci. La prima vendemmia risale al 1962. Anche qui si preferiscono i grandi recipienti in legno alle piccole botti. Il direttore della cooperativa spiega anche “dal 2001 non è più previsto alcun arricchimento con concentrato di mosto. Lo zucchero che si trova nel vino è naturale. Nelle annate un po’ deboli una piccola parte delle uve viene posta ad appassire in cassette di legno per un periodo fino a due mesi, in modo da elevare la gradazione zuccherina. I nostri vini comunque non sono dei mostri alcolici e si collocano sempre fra i 12 ed i 13 gradi alcolici.”
Questa grande cantina si preoccupa anche dei giovani, ovvero del futuro della viticoltura, ed è per questo è in atto una stretta collaborazione con la scuola enologica specializzata di Sondrio.

Tradizione e Novità

La famiglia Nera segue due linee enologiche. Con l’etichetta “Pietro Nera” firma vini prodotti in modo tradizionale. La seconda casa vinicola sotto lo stesso tetto è la “Caven Camuna”, più orientata verso la modernità, non ostile alla barrique. Un motivo di particolare orgoglio è che Nera e Caven possiedono da sole ben 21 dei 70 ha della zona Inferno. Che in entrambe le aziende sia indiscutibile l’attenzione verso la qualità lo prova il fatto che invece delle consentite 8 t/ha si raccolgano al massimo tra le 5,5 e le 6 t/ha.
Stefano Nera, enologo di entrambe le aziende, parla anche di un'altra circostanza: i costi della produzione vinicola sono estremamente elevati in Valtellina. Mentre per altre zone bastano 300 ore di lavoro annuo in vigna per ciascun ettaro, qui ce ne vogliono 1.200. E anche il prezzo  di un kg d’uva non è tra 0,80 e 1,20 €, bensì si colloca fra 2,20 e 2,40 €. Una parola ancora sugli Sforzati di entrambe le ispirazioni: attenzione, pericolo di assuefazione!
Due giovani enologi, Pierpaolo di Franco e Davide Fasolini, hanno fondato nel 2003 una loro casa vinicola, chiamandola “Dirupi”. In una vera e propria cucina della bambole, in una cantina in affitto, producono il loro unico vino, un Valtellina Superiore. Al momento, stanno per prendere in affitto altri vigneti, per riorganizzarli con le loro mani. Davide, il cui aspetto dà l’idea di un tardo-hippie, dice: “Accorciamo le distanze fra le vecchie viti, piantandone in mezzo di nuove. Questo porta a risultati migliori”. Dalle 2.500 bottiglie del 2005, sono passati nel 2006 a 10.000. Raccolgono solo uve che siano davvero mature, in più passaggi, e danno importanza alla fermentazione lunga. (“non abbiamo fretta”), cercando di intervenire il meno possibile sui vini.
Con le “Strie” abbiamo una seconda mini-cantina che si è segnalata nella degustazione. Si tratta di due coppie che dal 2002 producono vini nei vigneti di proprietà, circa 10.000 mq. Ne derivano 3.000 bottiglie l’anno. Per il 50%, i vigneti sono in zona Sassella, per l’altra metà nel Valgella. La tradizionale tecnica di coltivazione (archetto valtellinese) l’hanno sostituita con il classico sistema Guyot. Il taglio a ritroso avviene al decimo occhio.
In chiusura, la frase di uno dei quattro titolari, Paolo Culatti, che esprime bene la situazione dei produttori di questo piccolo territorio: “Siamo così piccoli, in Valtellina, da essere praticamente condannati a fare vini buoni. Altrimenti, non si accorgerebbero neppure di noi”.

La degustazione dei vini Nebbiolo di Montagna della Valtellina è stata panoramica, a partire dal numero dei vini. In ogni caso, la qualità dei rossi degustati si è dimostrata grandiosa. Due volte “5 bicchieri” e cinque volte “4 bicchieri” dicono già tutto.


Per wein.pur hanno degustato: Roswitha Schwab, Peter Raab e Günther Hofer. Ospiti degustatori: Michael Müller (Vino Vitis) e Günter Hager (Josefs, Linz). La degustazione ha avuto luogo nella galleria del gusto “Vino Vitis”. Un grande ringraziamento a Michael Müller, titolare di Vino Vitis per il suo sostegno.

Classe mondiale
Cinque bicchieri


Fay, San Giacomo di Teglio

2005 Il Glicine, 13 €
violetta, fiori d’arancio, convincente gioco di frutto di bacche scure; nonostante la pienezza, frutto fine, nasconde accuratamente il carico alcolico, note di cioccolato, caramelle after-eight, finitura stratificata, finezza impressionante.

Fay, San Giacomo di Teglio
Cà Morei, 14 €
Banane accanto a te nero, bouquet ampiamente prolungato, adagiato sui minerali. Calcare e gesso portano un qualcosa di speciale, tocco di vaniglia, carnoso, giovanile, morbido, impressionante, un grande spettacolo.

Eccellenza
Quattro bicchieri


Ar.Pe.Pe., Sondrio
2002 Grumello Riserva Rocca de Piro, 13 €
rose, gigli, uno speciale manto di profumi, bevibilissimo, piacevole ad alto livello, marzapane, fragole di bosco, avvincente, tannino succoso, si presenta con passo lieve, tessitura elegante, ricco e dolce di frutto.

Fay, San Giacomo di Teglio
2005 Carteria, 15 €
rosso profondo scuro, tavolozza di frutta scura, ma anche lamponi e salsa di vaniglia, prezioso tocco di frutta in guscio, prodotto in modo internazionale, estremamente abile, potente, speziato, con mineralità, bella dolcezza di frutto.

Le Strie, Ponte in Valtellina
2004, 13,50 €

fumoso con tratti di limone, impressione stupendamente fresca, note fredde di eucalipto, grande pienezza di frutto, con alcune sfaccettature, citronella, gioco d’uva, nel finale anche legno di rosa, molto persistente.

Nera Pietro, Chiuro
2003 Inferno Riserva, 13 €
olive nere, fieno, note d’arancia, ma anche lamponi, stupenda variegatezza; sottobosco e fragola, gran carico di frutto, occhieggia quasi al Borgogna, tipologia pinot  con linee delicate, si sente anche fumosità.

Rainoldi, Chiuro
2005 Inferno Riserva, 15 €
avvio potente, frutto asciutto, datteri, composto con grande spessore, tocco di menta, elegante, adeguata struttura tannica, buon peso, aggiuntivi elementi di freschezza rendono il vino una vera gioia.

Ottimo
Tre bicchieri

Bettini, San Giacomo di Teglio
2004 Sassella Reale, 11 €
te nero, rose in piena fioritura, al gusto una certa durezza, forte con elementi verdi, mineralità in primo piano, piccante, davvero semplice, ha raggiunto di misura il terzo bicchiere.

Cantina di Villa, Villa di Tirano
2003 Valgella Riserva, 8,90 €
toni sanguigni, lamponi e prugne secche; un po’ di noce, elegante senza compromessi, membra sottili, tono pulito, bevibile, quasi segoso, venature gracili, movimento preciso, personalità graziosa, con grande forza di emanazione.

Caven Camuna, Teglio
2004 Inferno al Carmine 13 €
arancia sanguinella, avvio roccioso; dotato di bevibilità, sottolinea con delicatezza trattenute rose e noci macinate, liquirizia sullo sfondo, menta e chiodi di garofano, tannino di grana fine, di intreccio stretto, mostra classe e razza.

Dirupi, Montagna di Valtellina
2006, 15 €
gentile, sambuco, rose, succoso, accompagnamento vellutato di tannino, scorre con tranquillità, possente avvio di frutto, un po’ di mentolo, speziato di fondo, modo diretto, toni freddi di foglie, leggermente rustico sullo sfondo.

Nobili, Poggiridenti
2005 Inferno, 10,50 €
di lamponi appena sciolti, fiori di rosa, liquirizia, bucce d’arancia; frutto felice, nobiltà sottolineata, non straripante, di nervi sottili, ispirato a sazietà dal tannino, morbida struttura di acidità, eco di razza.