Chi Siamo

Siamo una famiglia di viticoltori che da oltre 150 anni si dedica con passione alla coltivazione del Nebbiolo, un vitigno raro che ha saputo nei secoli adattarsi alla Valtellina: un territorio unico dove tutto viene ancora fatto a mano. Da 5 generazioni “il giusto tempo di attesa” scandisce i ritmi delle nostre scelte ed è così che cerchiamo umilmente di fare un vino che sia l’espressione più pura e sincera della terra e degli uomini che con dedizione la coltivano, come ci ha insegnato nostro padre Arturo, senza lasciarci condizionare dalle mode e dai gusti convenzionali.

Siamo convinti che il Nebbiolo delle Alpi, per la sua spiccata originalità, meriti un posto d’onore nel mercato internazionale del vino di qualità: un riconoscimento fondamentale per rendere economicamente sostenibile un’attività secolare che difficilmente si sposa con le logiche produttive moderne.

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(di Mirco Lamperti)
 

Il metodo tradizionale valtellinese della famiglia Pelizzatti Perego è scritto nelle agende dell’azienda dal 1860, appena prima dell’unità d’Italia. E’ con questi libri scritti di pugno che Emanuele, Isabella e Guido sono stati educati dalla mamma Giovanna. Arturo diede l’esempio della tenacia necessaria ad affrontare le sfide che fare il vignaiolo in Valtellina impone e il destino volle che, sul finire del 2004, la quinta generazione della famiglia prendesse in mano le sorti di ARPEPE.

Arturo

Chi lo ricorda in vigna, chi lo ricorda pilota, chi ricorda il Sarto del Sassella e chi non avrebbe il tempo di raccontarvi tutti i ricordi. Arturo è una persona che ha lasciato traccia del suo passaggio, come gli scalatori che aprono nuove vie sulle Alpi Retiche. Arturo ha saputo guardare oltre quello che sembrava essere il tramonto del vino valtellinese, e, andando controcorrente, è stato tra i primi a intravederne la nuova alba.

Giovanna

Nel 1969, l’anno in cui sposò Arturo, nella Top Ten dei singoli più venduti in Italia, al sesto posto c’era “Rose rosse” di Massimo Ranieri, all’undicesimo “Mi ritorni in mente” di Lucio Battisti e al quattordicesimo “Come Together” dei Beatles. Giovanna canta ancora a voce piena quelle canzoni e, quando decide che è il momento di abbandonare la scena, si lancia in un’esecuzione magistrale di “Nessuno mi può giudicare”, tanto per ricordare di che tempra è fatta. Con questo spirito ancora oggi guida fiera per le vie che la portano da casa alla cantina, attraverso le vigne e la città, per vedere come vanno le cose. Ora c’é la sesta generazione da accudire, e allora con la mano risoluta di “chi sa cosa vuol dire” ingrana di nuovo la marcia e via…il motore riparte come quando, con la bottiglia di Rocce Rosse nella borsa, andava dai ristoratori di tutta la Lombardia per far conoscere l’eleganza e la finezza dei vini che il Sarto del Sassella confezionava esclusivamente per la sua Regina.

Isabella

È il motore a più alto rendimento della scuderia ARPEPE. Il coefficiente di risparmio energetico ancora non riesce a etichettare questi modelli. Il meglio lo dà sui circuiti internazionali. Note le sue scorribande sulle highway americane e non è da meno quando si misura con il meglio delle brigate culinarie nipponiche. Da Honk Kong a Sydney e per qualche giorno a Montréal, prima di partire per Oslo. Un saluto alla Regina e una Guiness a Dublino, per poi concedersi una notte di riposo nell’incantevole Parigi.

Guido

Lo zio Peppo Perego fu medaglia d’oro al valore militare da alpino e nel suo diario racconta l’esperienza della ritirata di Russia. Guido, per i familiari Peppo, pare averne ereditato la passione per la scrittura, oltre al nome. Un altro fronte però, quello della comunicazione, quello dei social-network, dove non si combatte corpo a corpo, ma si racconta di vite di uomini di montagna abituati a resistere ai gelidi freddi invernali come le viti di Nebbiolo in Valtellina.

Emanuele

Sembrava non essersi accorto in adolescenza di ciò che suo padre aveva in serbo per lui. Ne percepiva quasi esclusivamente la sofferenza e la rabbia dei momenti peggiori, che scintillavano nell’aria attraverso il suo semplice sguardo…figuratevi se capitava una grandinata a ferragosto.
Ai tempi della scuola, si sfogava con la chitarra Emanuele, lasciandosi trascinare dalle distorsioni valvolari e dalle velocità ossessive del suo gruppo hardcore-punk, piuttosto che da quel rock anni ’60 che sua madre ama ancora intonare. Mai avrebbe pensato di seguire quella strada impervia tracciata dai suoi genitori, ma ad un certo punto la musica cambia, e l’improvvisa malattia di Arturo porta il giovane Emanuele proprio su quella via. Sono gli anni in cui si decide di produrre il Rosso di Valtellina e in cui lui dimostra a tutta la famiglia come una gestione precisa e razionale dell’azienda sia l’unico modo per arrivare a vini di qualità in Valtellina, facendoli conoscere al mondo intero.

Alessandro

Il bordo è quella cosa che delimita il confine tra ciò che sta dentro e ciò che sta fuori.
Alessandro Bordoni è decisamente uno che “ci sta dentro”. Uno che, “per quello che aveva da fare”, ha fatto il militare negli alpini a Dobbiaco. Sciatore e marmista, come tutti coloro che desideravano prendere in moglie le fanciulle della Valmalenco, è con noi dalla vendemmia 2004, l’ultima di Arturo.
Emanuele ha fiuto: vedendolo rapito dall’arte del vignaiolo decide presto di affidargli il comando della squadra in vigna. E come è stato con lui, ogni anno coinvolgiamo altri giovani per mantenere viva quella forza lavoro dal valore inestimabile che sono i vignaioli valtellinesi.

Kathrin

In passato, si era commerciato molto con i tedeschi: il vino attraverso il passo del Bernina arrivava fin nel cuore pulsante di un’Europa che non esisteva ancora.
Kathrin arriva proprio da quelle terre, ed è stata educata più al consumo di birra che a quello di Nebbiolo delle Alpi. Nonostante ciò, ha avuto il coraggio di bussare al portone di una cantina ipogea in via del Buon Consiglio 4 a Sondrio, presentandosi, con sorriso dolce, un accento stravagante, armata di patente di camion e muletto.
In Germania i motori li hanno sempre saputi fare e guidare bene.
Vista la passione per i motori in casa ARPEPE, Kathrin sembra non essere arrivata lì per caso, anche perché dà voce a una lingua che nessuno in azienda mastica.

Mirco

Nel 2005 è successa una delle cose più strane che mi siano mai capitate. Ho aperto la porta di una cantina dove sembrava esserci scritto: “Lasciate ogni speranza o voi che entrate”
Non era la cantina ARPEPE, ne sono sicuro, perché oggi ARPEPE si nutre di speranza e la sa infondere negli altri attraverso il lavoro di uomini e donne che trovano conforto in un sano e nutriente bicchiere di vino Rosso di Valtellina.
Mi chiamo Mirco Lamperti e sono figlio di un altro Arturo, anche quello testardo come una capra, uno che non va molto per il sottile, ma che in fondo conserva una sensibilità ancestrale come il Nebbiolo delle Alpi, resistente all’ossidazione inevitabile del tempo.

Tradizione

Nati nel 1860. Rinati nel 1984. Cresciuti nel 2004. Queste le tappe principali della nostra storia, che affonda le radici ai tempi dell’Unità d’Italia. Una tradizione che da sempre ha l’obiettivo di voler esaltare al massimo le potenzialità del Nebbiolo delle Alpi, in un terroir unico quale è la Valtellina.

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Innovazione e Sostenibilità

In ARPEPE anche le innovazioni seguono la regola del giusto tempo di attesa: l’evoluzione non è dettata dalle mode, ma risponde all’esigenza di migliorare ogni aspetto produttivo. Crediamo, infatti, che l’autentica innovazione consista nel saper cogliere l’essenza della tradizione, perfezionandola continuamente fin nel più piccolo dettaglio.

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Territorio

La Valtellina è una valle racchiusa fra le Alpi Retiche e le Orobie, che corre parallela all’arco alpino beneficiando di un microclima unico. Dall’alba al tramonto, il sole riscalda il vigneto terrazzato, incastonato come una pietra rara nel versante retico, completamente esposto a Sud e mitigato dai venti freschi del Nord.

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