Essen & Trinken

Essen & Trinken

Veronika Crecelius, dicembre 2002

Gli svizzeri hanno inventiva. Non deve meravigliare che abbiano elaborato un metodo completamente nuovo per la degustazione del vino. JLF - più vuota è la bottiglia… - questo è il nome dato all'idea, che vi consigliamo di imitare!

Ci troviamo nella cucina di svizzeri che vivono da vent'anni nella campagna toscana. C'è profumo di aglio e di olio - e quando la padrona di casa fluttua nelle vicinanze, anche di Hot di Givenchy - e del tortino tiepido di speck, ricotta e spinaci che sta andando in tavola. Le persone entrano dalla porta sul retro, cariche di ciotole e vassoi, abbracciano gli ospiti Eva ed Andreas März, avvicinandosi al focolare. Luigi, commerciante locale di marmi e graniti, stende dei morbidi stracci di pasta, che si accinge a mettere in padella, sua moglie - la francese Gisèle - in pantaloni pitonati, sminuzza del particolare basilico a foglia piccola, taglia pomodori e formaggio di Chioggia. Frattanto Andreas März, che non è solo l'ospite, ma anche il capo redattore e fondatore della rivista Merum ("la Rivista insider del vino italiano"), nonché vignaiolo e produttore di olio nel comune di Lamporecchio, prepara due file di sei bottiglie ciascuna di vino, contrapposte a punta di freccia, chiede un po' di silenzio ed annuncia: "Valtellina contro il resto del mondo (dei vini italiani) " è l'odierno grido di battaglia JLF. JLF è la sigla che sta per "più vuota è la bottiglia, migliore è il vino" ("Je leer die Flasche, desto besser der Wein"). Questa sovversiva - e secondo März "ironica ed autoironica- ma comunque molto decisa contromisura nei confronti di giudizi sul vino che troppo spesso sono alieni dal piacere gustativo, intende condurre alla scoperta: "del vino che mi dà più gusto nella situazione in cui preferisco bere: a tavola con amici o persone che trovo interessanti". "Quel che facciamo è una valutazione della bevibilità del vino" spiega Jean-Pierre Ritler, l'altro socio e vice-chef del gruppo Merum. E' arrivato con la moglie friulana Sonia e con un'arista, il suo arrosto di maiale toscano. La piacevolezza della cucina raggiunge un'intensità tale che consiglierebbe a qualsiasi consesso di assaggiatori l'abbandono indignato della sala di degustazione. Ma qui non sono ammessi gli accademici, e alla fin fine si tratta di una bella serata.
Il trentanovenne Ritler ha lasciato tre anni fa la sua prestigiosa occupazione come direttore presso il più importante editore svizzero di rivista femminili, per seguire nella pampa toscana il principio "Merum&März" dell'autodedizione impegnata e compiaciuta al servizio della verità enologica, e questo per 3.000 fedelissimi lettori. Come società JLF per lui contano solo le persone "quelle che bevono davvero i vini, non limitandosi a farne una conoscenza amichevole". L'agronomo diplomato März, che ha guadagnato nelle piantagioni di cacao dell'Africa centrale i soldi per il suo sogno toscano di Merum ritiene che l'elemento attrattivo del suo test alternativo stia nel fatto che i bevitori educati definiscono il vino in base al loro desiderio di berlo.
Ora però anche lo stesso smantellamento della degustazione ufficiale ci costringe ad un momento di disciplina, vogliamo arrivare ad un risultato concreto. All'inizio ogni partecipante deve provare un minuscolo sorso dei dodici vini, individuando i suoi favoriti, cercando di allontanarne il più possibile dalla tavola. Sei sconosciuti Valtellina DOC 97 sono in gara contro sei celebrità 97 (tre bicchieri da Gambero Rosso!) provenienti da Veneto, Piemonte, Umbria, Puglia e Toscana (due vini). Valtellina DOC? E' l'espressione lombarda del Nebbiolo, proveniente dalla Valtellina, una zona ancor più a nord del Piemonte, confinante con la Svizzera. I loro Barolo e Barbaresco si chiamano Sassella, Grumello, Inferno o Vagella. I migliori crescono su terrazzamenti assolati e ripidi, incredibilmente faticosi da coltivare. Il cinquantaduenne März, che si nasconde costantemente dietro un paio di baffi rigogliosi e che indossa sempre un gilè di pelle, l'uomo che ha svolto per settimane ricerche in loco, parla di "viticoltura eroica". Il Valtellina è stato sempre ritenuto, molto prima del Barolo, il più benedetto vino rosso italiano. Dal tavolo adornato di pampini emerge un tortino allo speck. Devo alzarmi per strappar di mano alla curva sud di Jean-Pierre, che mi sta di fronte, il Valtellina. Nella scelta del favorito mi si è insinuato imprudentemente nel cuore il Valtellina Superiore DOC 97 Fiamme Antiche della Ar.Pe.Pe. di Sondrio, dall'eleganza misteriosa. "Il consumo egoista del vino preferito è espressamente ammesso", dice la regola JLF, e il Fiamme Antiche non torna più indietro, finendo invece ad esaurirsi nel bicchiere di Luigi, ed affermandosi in tal modo vino vincitore. "La raffinatezza e l'aroma di un buon vino di Valtellina sono per gente che ama i Borgogna. Non ti lascia senza fiato al primo momento, si tratta di un vino penetrante, tranquillo, disposto a parlare con te solo dopo un po'." Ha spiegato Ritler. Ancora due bottiglie di Valtellina, il piacevole Fracia della Nino Negri e il rustico Sant'Andrea di Bettini, vengono consumati fino in fondo dell'Alta Corte. E' quasi naturale che, a fianco di queste creature dalle membra delicate, un cosiddetto super-toscano come il vanigliato Fontalloro di Felsina o la bomba umbra Sagrantino di Montefalco di Colpetrone tendano ad apparire sgarbatamente urlati, per tacere poi del Barolo Cerequio Secolo di Contratto, dichiarato da Merum, per il suo gusto dominante di vino giovane, "vino per castori". La sua posizione di fanalino di coda del test la deve ai pochi centimetri mancanti nella bottiglia, per i quali deve ringraziare la pietà patriottica del piemontese Domenico, arrivato da Pistoia con una torta di porri e la sua amica tedesca Christina - terza ed ultima componente della redazione di Merum. Nella vita costruisce sistemi d'allarme e non ha detto una sola parola seria in tutta la serata. Poiché le bottiglie preferite si sono svuotate, März segue con occhio di lince il consumo della sua giuria, perché "ora si decide il terreno intermedio". Contro i Valtellina si possono affermare due dei più gioiosi e meno concentrati campioni: il super-toscano Lupinaia di Terriccio e l'armonico e corpulento pugliese Vigna del Feudo di Felline. Ma attenzione: prima che ci sia stato possibile abituarci ad entrambi, Andreas März si alza ed apre il metro: è il momento di misurare quel che resta nelle bottiglie, perché fino a questo risultato ci ha condotto il nostro gusto, poi può prevalere la voglia di bere.
Ancora un sorsetto di pugliese con la deliziosa torta di castagne con salsa di cioccolato di Eva, poi si diffonde una raggiante mancanza di sete - nessuno vuole obnubilare le sue scoperte, ci siamo appena innamorati del Valtellina.

LA DEGUSTAZIONE

I VINI VINCITORI

  • Inferno Fiamme Antiche 1997 Valtellina Superiore DOC
    Ar.Pe.Pe.
    · Fracia 1997 Valtellina Superiore DOC
    Nino Negri, annate 98/99
    · Sant'Andrea 1997 Valtellina
    Bettini
    · Sassella Riserva 1997
    Rainoldi
    · Vagella 1997
    Pietro Motalli

 

Traduzione di Laura Bonat