Gambero Rosso "Tra i terrazzamenti della Valtellina" - Emiliano Gucci

Tra i terrazzamenti della Valtellina. Così il Nebbiolo di montagna ha trovato nuova vita

Emiliano Gucci, Gambero Rosso, aprile 2021

Anteprima

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Arpepe, il giusto tempo di attesa

La famiglia Pelizzatti Perego vanta cinque generazioni di viticoltori, sono antecedenti all’unità d’Italia gli appunti sui quali si formò Arturo, che nel 1984 tornò in possesso dei suoi vigneti e utilizzò l’acronimo ARPEPE per fondare una delle realtà più rappresentative della Valtellina. Era un visionario, Arturo, ma assai concreto, puntava a esaltare le potenzialità del terroir affiancato dalla moglie Giovanna, che “girava con una bottiglia nella borsa” per far provare ai ristoratori quant’era elegante il loro vino. Nel 2004 sono stati i figli a impugnare il timone, col “giusto tempo di attesa” che resta assioma aziendale: Emanuele segue la produzione, Guido la comunicazione, Isabella si occupa della promozione, spendendosi “per trasformare questa valle in una piccola Alba, dove la gente arrivi tutto l’anno: chi la scopre, finisce per innamorarsene”.

La sede di ARPEPE è a Sondrio, la cantina perfettamente integrata nel versante del Grumello. Qui il nucleo portante dei 15 ettari vitati, con altri appezzamenti in Inferno e Sassella, per “un’opera ciclopica di ricompattazione, dunque di relazione”, racconta Isabella, “cominciata prendendo in affitto piccole parcelle e continuata con acquisizioni, recuperi”. Sempre si è seguito l’insegnamento di Arturo, ovvero “non rovinare la qualità prodotta in vigna”; punti di svolta, la raccolta in piccole cassette e l’introduzione di moderne tecnologie per preservare l’integrità delle uve, nonché la vinificazione in tini di legno, “per macerazioni che permettono la massima espressività al Nebbiolo delle Alpi, il che significa florealità, sapidità, mineralità, struttura ma anche freschezza, beva”. Sono così belli e verticali, i vini di ARPEPE, il tempo in quei tini sembra scorrere sempre più complice. Ne sono esempio il Sassella Riserva Nuova Regina, adesso fuori con l’annata 2013 premiata da Vini d’Italia, o l’iconico Ultimi Raggi, “dalla vigna più alta della Sassella, a 600 metri, vendemmiata per ultima: maggior struttura e gradazione zuccherina ma anche acidità, per il nostro miglior compromesso in direzione Sforzato”.

Da vicepresidente della fondazione ProVinea, Isabella rivendica le conquiste del territorio al pari di quelle aziendali, come il riconoscimento di Paesaggio Rurale Storico per i Vigneti Terrazzati, mentre si insiste per la consacrazione dei muretti tra i monumenti dell’Unesco, ora che la loro arte realizzativa è bene immateriale patrimonio dell’umanità. [...]