Il merito di Paola Gius "La nostra viticoltura resa nota nel mondo" - Luigi Bolognini
Il merito di Paola Gius "La nostra viticoltura resa nota nel mondo"
Luigi Bolognini, La Provincia, 20 giugno 2026

Luigi Bolognini, La Provincia, 20 giugno 2026
Se la viticoltura valtellinese oggi è quello che è, piena di estimatori in Italia e nel mondo grazie a una indiscutibile qualità, il merito è anche di una signora poco conosciuta (o meglio, non ignota, benché quello famoso in casa fosse il marito), e della sua voglia di stappare sempre cose nuove che l'aveva portata nel 2011 alla enoteca Ronchi, una delle più note di Milano.
Paola Gius – che ricordiamo perché morta qualche settimana fa – si era lasciata guidare da istinto, fortuna e premonizione, e aveva scelto un Rocca De Piro del 2006, vino mai sentito di un'etichetta strana già dal nome: ARPEPE.
Il resto lo lasciamo raccontare a un'altra donna di vino, Isabella Pelizzatti Perego, proprio della cantina ARPEPE, che conduce con i fratelli Guido ed Emanuele.
«Era una sera di autunno inoltrato e ricevetti una telefonata da parte di questa signora Gius, che da sposata faceva Mura. Paola Mura, che con il marito Gianni, grandissimo giornalista sportivo e gourmet, gestiva da una decina d'anni la rubrica "Mangia & Bevi" sul "Venerdì", il supplemento di "Repubblica".
C'era la recensione di un ristorante, scritta da Gianni, e quella di un vino, scritta da lei. Le critiche erano solo positive: Gianni e Paola dicevano che era inutile far perdere tempo a un lettore suggerendogli pessimi cibi e pessimi vini. E lei mi comunicò che era restata, letteralmente, "entusiasta" da questo Grumello».
Cosa ne disse?
Ci disse che anticamente, per le grandi occasioni, si recuperavano in cantina i vecchi rossi, mentre poi – quindi ai tempi in cui parlavamo – erano di moda i prodotti più giovani e freschi.
Aggiunse poi che la Valtellina era tutta un cru di uve Nebbiolo d'aspra montagna e che noi tre fratelli meritavamo un riconoscimento speciale. Soprattutto per questo Rocca De Piro dai profumi dirompenti (fruttati e speziati, rosso e tabacco), finezza, rotondità e potenza. Neanche noi che lo producevamo avremmo scelto simili elogi.
Restò sorpresa da tutto questo?
Beh sì, mi chiesi dove ci avesse trovato: erano i primi anni in cui iniziavamo a muovere qualche passo fuori provincia. Merito dell'enoteca. E poi come facesse a capire e sapere tante cose... Ma anche questo si capiva leggendo quelle poche righe che trasudavano amore e competenza
E quando il 2 dicembre 2011 uscì il pezzo, vi ritrovaste in quelle righe?
Era un mondo che ci si apriva. Non erano ancora così diffusi i social, il tam tam fu coi telefonini, le email e le chiacchiere a voce. Ma una rubrica così la leggevano tutte le persone giuste: ci trovammo sommersi di chiamate, richieste di informazioni, ordini. Che siamo stati bravi a sfruttare. Ma Paola fu fondamentale.
Un dialogo tra donne, per scassinare i luoghi comuni sul vostro sesso e il vino.
Paola aveva iniziato ben prima di me. Di sicuro la chiacchierata fu particolare anche perché intrisa di sensibilità d'animo.
Questa rubrica aiutò solo voi o tutta la Valtellina?
Non solo noi: diede sicurezza a tante altre etichette, nuove o storiche, nel loro percorso di cambiamento. E non fummo certo i soli a essere citati in quelle rubriche nel corso degli anni. La Valtellina deve tanto a Paola Gius in Mura.
L'avete mai vista di persona o almeno riascoltata al telefono?
No, conobbi suo marito Gianni, che aveva un amico locale che ogni tanto gli faceva provare qualche ristorante in zona e ne approfittò per venire a trovarci in cantina.
Paola mi chiamò qualche altra volta, sempre per complimentarsi di un'etichetta nuova. Ed era sempre perfetta nel descrivere le nostre idee di fondo e la loro realizzazione. Davvero l'enologia valtellinese le deve tanto.