Lavinium - Valtellina Superiore Grumello Sant’Antonio Riserva 2009

Valtellina Superiore Grumello Sant’Antonio Riserva 2009

Roberto Giuliani, Lavinium, 13 dicembre 2018

In questo periodo (no, non è perché siamo prossimi al Natale) ho voglia di trattarmi bene, per questa ragione non mi faccio mancare l’occasione, pressoché quotidiana, di stappare una grande bottiglia. Non è un caso se sto continuando da settimane con vini della Valtellina, regione che da sempre porto nel cuore, culla di nebbioli di rara eleganza.
Dopo i Veltliner, otto giovani vignaioli che hanno deciso di unirsi per promuovere i loro vini (ma anche perché fra di loro c’è amicizia e collaborazione dalla vigna alla cantina), torno a una vecchia gloria: Ar.Pe.Pe., ovvero Arturo Pelizzatti Perego, uomo che in Valtellina ha avuto un ruolo tutt’altro che secondario e che, dopo la sua scomparsa, ha trovato un degno erede nei figli Isabella, Emanuele e Guido.
La loro azienda ha avuto una crescita graduale e inarrestabile, Emanuele è riuscito a non farsi coinvolgere nel sistema che chiede tutto e subito, magari adeguato alla moda del momento, ha preferito invece rispettare il percorso che il padre aveva spianato e, semmai, migliorarlo, sia in vigna che in cantina. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, è ormai più di un decennio che sono sulla breccia e ottengono premi sulle più importanti guide.
Il Sant’Antonio è una delle ultime novità, nasce da un vigneto situato a quota 450→500 metri, esposto a sud (come la maggior parte dei vigneti valtellinesi), il nome deriva dall’antica chiesetta situata nella parte più alta del piccolo comune di Montagna, con lo sguardo sulla sottozona Grumello. La scelta non è casuale, perché in questa parrocchia il 4 Settembre 1969 i sono sposati Giovanna e Arturo; l’annata 2009 commemora quindi un evento gioioso, che significa molto per i figli Isabella, Emanuele e Guido; loro ce l’hanno messa tutta per fare un grande vino e l’ottimo millesimo gli ha dato una mano.
In cantina ha subito una macerazione di 45 giorni in botti e tini di castagno da 50 hl, stessi contenitori dove è maturato per quasi 5 anni, più un breve periodo in acciaio e un giusto affinamento in bottiglia.
Ѐ emozionante ascoltarne i profumi, finissimi e quasi gentili, percepire ancora i fiori in un vino di 9 anni non poi così frequente, ma qui sono proprio evidenti, violette ma soprattutto fiori di montagna, poi quella nota di arancia rossa che ho scoperto la prima volta proprio con un vino di quest’azienda, toni di erbe aromatiche, delicati frutti di bosco e una balsamicità tutta naturale, figlia del nebbiolo e non del legno, cui si affiancano note humus, ginepro, liquirizia e rintocchi minerali.
In bocca riserva ulteriori motivi di fascino in un corpo armonioso ma non pago della sua esistenza, bensì estremamente vitale, aitante, in continuo movimento, metà bambino e metà adulto, giovanissimo eppure profondo, complesso, quasi struggente. Ahhh…averne una cassetta di scorta per dimenticarsela per un decennio in cantina!