Sassella ARPEPE 1970: avere 50 anni ed essere ancora bambino

Sassella ARPEPE 1970: avere 50 anni ed essere ancora bambino

Roberto Gatti, WineTaste, 20 maggio 2020

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l vino per un appassionato è cultura, curiosità, ricerca, emozione. Avere 50 anni ed essere come un bambino alle elementari. Brividi

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Alcune settimane fa, ho stappato un Grumello 1970, sempre di questa azienda valtellinese, ma il tappo si è sbriciolato in mille pezzi ed il vino era “ ossidato/marsalato “ !
Qualche giorno fa sono ritornato alla carica ed ho prelevato , dalla mia cantina, una bottiglia di Sassella 1970, etichetta perfetta e la bottiglia perfettamente conservata. Il tappo è uscito integro, cosi’ come ho trovato integro il vino all’interno, dopo 50 anni dalla produzione. Chissà quanti lettori ancora non erano nati, o erano ragazzini in quegli anni, anche chi Vi scrive , all’epoca un giovanotto, era astemio, poi con gli anni ho avuto modo di rifarmi e recuperare alla grande.

All’epoca i vini denominazione “ Sassella “ non avevano ancora la Docg, ma solamente la Doc, le bottiglie erano da 720 cc anziché 750 come oggi. Premetto che questi vini, cosi’ datati, non sono apprezzati da tutti i consumatori, in quanto presentano le cosi’ dette “ note terziarie “, ovvero quelle che si generano dopo molti anni in bottiglia.
Ma veniamo alla nostra bottiglia ed al nostro vino, non nascondo l’emozione che mi prende ogni volta che mi approccio a vini cosi’ datati, con ben 50 anni di lungo riposo in cantine buie ! Vino ottenuto da uve nebbiolo, chiamate in loco “ chiavennasca “!


Ho usato il levatappi a lamelle, il piu’ indicato per bottiglie con questi invecchiamenti, infatti il tappo è uscito integro, il colore è risultato subito interessante, chiaramente con note aranciate, non avrebbe potuto essere altrimenti; devo anticipare che questi vini cosi’ longevi, evolvono in continuazione nel bicchiere, al passare dei minuti, è come degustare piu’ vini diversi tra loro, specialmente all’esame olfattivo. Ho lasciato, terminata la degustazione, un mezzo bicchiere all’aria aperta per una notte intera, il giorno dopo il vino ancora evolveva in maniera incredibile, esperienze uniche che ogni appassionato dovrebbe ogni tanto mettere in pratica.

Al naso è intenso, note terziarie spiccate ed evidenti, carruba, cuoio, tabacco, caffè tostato, fiori secchi. Evolve in continuazione nel bicchiere, da restare minuti per coglierne ogni piccola sfumatura; bocca integra, pimpante, ancora una buona spina acida lo sorregge, tannini setosi ancora ben presenti, sapido nel finale di bocca, molto lungo!

Incredibile che un vino possa mantenersi per mezzo secolo in questo modo e regalarci simili emozioni.
Chapeau da 96/100
Complimenti vivissimi a questi bravi viticoltori. 

Ogni volta che degusto vini cosi’ longevi, mi sorge spontanea una domanda: i vini degli ultimi 20 anni, potranno durare ancora cosi’ a lungo, o con i cambiamenti climatici e le nuove tecniche di coltivazione/vinificazione non ne saranno capaci?


Ai posteri l’ardua sentenza!

Roberto Gatti