Invece, quella meno conosciuta/valorizzata dal pubblico finale? Probabilmente è la Riserva Grumello Sant’Antonio, la cui vigna è situata proprio sotto l’antica chiesa di Sant’Antonio, che domina i terrazzamenti a est della Rocca De Piro, nel comune di Montagna in Valtellina, a 450 metri. Questa zona è storicamente considerata una delle aree più vocate dell’intera sottozona Grumello. È un nebbiolo aggraziato e raffinato, espressivo e coinvolgente. Molto apprezzato dalla critica, è ancora poco conosciuto dal pubblico, anche perché la produzione è limitata (poco più di 6.000 bottiglie) ed è uscito solo in 4 annate (2009, 2013, 2016, 2018).

Citandovi: “Crediamo, infatti, che l’autentica innovazione consista nel saper cogliere l’essenza della tradizione, perfezionandola continuamente fin nel più piccolo dettaglio”.

Cosa significa per voi tradizione? Per noi tradizione significa integrità. Non è ripetere ciò che facevano i nonni per nostalgia, ma utilizzare quegli insegnamenti per produrre vini che siano la massima espressione possibile del Nebbiolo delle Alpi, senza seguire mode o tendenze passeggere, ma raccontando il territorio con vini identitari. Slow Food scrive: Tanta tecnologia quindi, tantissimo sforzo di progetto e di economie, tutto per tornare alla radice che è quella di un’idea di aderenza territoriale, di un vino che rappresenti terra, piante, uomini, clima, società. In questo disegno non c’è tradimento né hybris, c’è coerenza e voglia di seminare e coltivare bellezza.

Siete una cantina radicata nel territorio e con una grande attenzione e amore verso la diffusione dello stesso. I vostri vini narrano questo. Come vedete il futuro vinicolo della Valtellina? A nostro avviso, la Valtellina deve proseguire nella ricerca di ritorno consapevole alle proprie radici eroiche e all’essenza del Nebbiolo. La vera evoluzione del territorio passerà attraverso uno studio sempre più intimo e minuzioso dei singoli micro-terroir e dei loro terrazzamenti, ponendo al centro una sostenibilità senza compromessi. L’ambizione è quella di raggiungere una purezza espressiva assoluta: vini spogliati del superfluo, capaci di farsi portavoce fedeli della montagna e di raccontare la propria identità alpina con autenticità.

Tre fratelli, tre personalità, tre caratteri, eppure si percepisce una grande intesa, sostegno e amore per la vostra realtà. Come gestite i compiti e le decisioni? E’ così: siamo tre anime diverse unite da un’unica radice e da un obiettivo comune, che è quello di onorare il lavoro iniziato da nostro padre Arturo e dalle generazioni prima di lui.  Gestiamo la nostra realtà suddividendo le responsabilità in base alle nostre passioni e attitudini naturali, le decisioni più importanti le prendiamo sempre insieme. Il segreto è la fiducia: sappiamo che ognuno di noi sta dando il massimo nel proprio ambito per preservare l’integrità della nostra cantina. 

Siete una realtà storica e consolidata, penso che di bei momenti ce ne siano stati tanti ma, qual è il ricordo più bello che avete? È così, per fortuna abbiamo un album con tanti bei ricordi. Ma se dovessimo sceglierne uno simbolico, ci piace ricordare il 10 dicembre 2024: abbiamo celebrato i 40 anni dal primo Sassella Rocce Rosse con una verticale storica, che ha davvero ripercorso le nostre tappe. Oltre al grande valore affettivo di questa giornata, siamo stati felici di avere accanto a noi, oltre alle nostre famiglie, anche i tanti giornalisti, sommelier, scrittori e appassionati che sono stati accanto a nostro padre prima e a noi negli ultimi vent’anni.

Cosa vorreste far conoscere maggiormente della vostra realtà? In un’epoca così dinamica e interconnessa, sentiamo che la nostra missione principale sia quella di portare la Valtellina nel mondo. Le nostre radici sono salde qui, ma dobbiamo far conoscere l’incredibile potenziale del nostro territorio: ogni volta che portiamo i nostri vini all’estero o in nuove realtà, assistiamo a un fenomeno meraviglioso. Lo stupore e il consenso sono unanimi. C’è una sorta di rivelazione quando le persone assaggiano la purezza e la verticalità del Nebbiolo delle Alpi; rimangono affascinate da come un vino possa essere così sottile eppure così profondo e longevo. Vogliamo che il mondo scopra che la Valtellina non è solo una zona vinicola di nicchia, ma una delle grandi culle dell’eleganza enologica mondiale. Vedere lo sguardo di chi scopre per la prima volta l’identità dei nostri filari eroici è ciò che ci dà la spinta per continuare a viaggiare, diventando ambasciatori di una bellezza che nasce dalla fatica, ma che parla un linguaggio universale di eccellenza.

Eccoci qui, dopo questa stupenda e intensa chiacchierata che può portarvi a scoprire ancora di più la cantina ARPEPE, questa realtà famigliare e qualitativa della stupenda Valtellina.